Trent’anni di musica raccontati da Chamla, il fotografo predatore

Amico e un po' sornione. Affettuoso e discreto. Silenzioso e loquacissimo nella capacità di far parlare i personaggi della musica rubando loro, con il suo obiettivo, sguardi che non sanno, gesti che non prevedono, espressioni private prestate fugacemente al pubblico delle sale da concerto, Vico Chamla si aggira tra noi da decenni come un fantasma. Meglio come un predatore sagace che sguscia invisibile da un lato all'altro, da un angolo all'altro, avvicinandosi e allontanandosi dalla preda. Poi sceglie la postazione e scatta.
Quando il pianista, il violino, la viola, la tiorba tornano sulla sua traiettoria Vico va in camerino e fa dono dell'immagine più bella. Dove per bella si intende singolare, inedita, stupefacente per lo stesso artista finito nel mirino. Così capita che la viola Juri Bashmet, satanica di suo, incenerisca con un'occhiata che non ammette se. Che la cara Laura Alvini giri i fogli zeppi di note con quell'aria dolce ma orgogliosa di sé che era la sua. Mentre Mischa Maisky abbraccia il cello mimando con il volto corrucciato il carattere grave del passaggio. Andras Schiff, ovvero la sorridente disinvoltura del pianismo internazionale, controlla arcigno la mano destra. Il serissimo Radu Lupu è inghiottito dal suo gran coda con dolorosa concentrazione. L'organo di Gustav Leonhardt è luce sapiente e senza ombre. Bruno Canino è proteso nella lettura con la sua aria da scugnizzo intellettuale mentre le mani fremono veloci. Giovanni Antonini e il suo flauto dolce paiono uscire da un bassorilievo antico. Uno dei cantori della Chiesa della Passione è preso dal pensiero di Dio e l'altro da un lampo terreno. Il serioso Pierre Boulez ride di gusto coprendosi il volto con la mano mentre l'austero Gianandrea Gavazzeni si concede a un ermetico lampo di bonarietà.
Ma se dai chiodi del Duke, spazio alternativo di via Albricci al numero 3, telefono 02.36514484, pendono 81 scatti d'autore, nel laboratorio di Vico, ingenuo, eclettico e multiforme (di bell'interesse le sue sculture), di negativi e stampe se ne contano a centinaia. Tutti quelli di chi è passato per trent'anni di fila dalla Sala Grande del Conservatorio sotto le etichette di Serate Musicali, Quartetto, Società dei Concerti, Milano Musica. Più quelli di coloro che hanno dato vita ai concerti del Monastero Maggiore di San Maurizio. Il ciclo nato appunto trent'anni fa dalla mente fervida e i modi pacati di figlio della Bassa di Sandro Boccardi musicista e poeta. Allora era un funzionario del Comune di Milano, sotto la cui egida nacque infatti la più importante rassegna nazionale dedicata alla musica antica: Musica e Poesia a San Maurizio. Un'iniziativa insabbiata a poco a poco dopo il suo pensionamento ma rimasta unica e nei cuori di ciascuno.
Quanto a Chamla, fin qui immerso in esperienze diverse, lo scrigno di via Luini fu la folgorazione sulla via di Damasco. La musica divenne il suo motivo. Adesso parte di quell'esercito di anime viste dalla parte dell'anima, fa mostra di sé nell'esposizione che le mette assieme, un po' in sordina, per la prima volta. E che, specchio di una Milano che sa essere grande anche quando non si chiama Scala, meriterebbe di essere ampliata e godere di maggiore visibilità.