Dopo trent’anni la «Torre del Mangia» cambia gestione

Quando si sparecchiano le tavole, le storie se ne vanno come poche briciole, ma i ricordi che una tovaglia raccoglie sono molti e forti quanto la tela di cui è fatta. Oggi, 29 luglio, Graziano Baldini, 72 anni, lascia il suo ristorante Torre del Mangia in via Procaccini 37. Trentatre anni di aromi si smorzano e «io sono triste» dice con il pianto in gola. Ma la ragionevolezza dell’età prevale sul bel passato che Graziano, insieme ai soci Francesco, 76 anni, e Giuseppe, 60, lo chef del trio, hanno tenuto aperto a base di pesce e carne, serviti secondo la cucina nostrana, su cui si posava il tocco tosco delle radici fiorentine di Baldini.
Entrò al Torre del Mangia nel 1978 e poi fece entrare tutta Milano in un modo famigliare e discreto. Si servirono alle tavole Luigi e Rosa Berlusconi, insieme ai figli Silvio e Paolo, che anche dopo la morte dei genitori non hanno mai smesso di pranzare lì. «Mamma Rosa ordinava i tagliolini al granchio reale e il branzino al forno con olive e pomodorini - racconta - mentre papà Luigi amava le grigliate e i fritti». Se il pesce era di tradizionale intingolo, la carne toscaneggiava a gogò: fiorentine, anticipate da ribollite, insieme a tanti, tanti toscanelli.
Toscanelli: fagioli? La rima e il piatto calzano ad hoc con un solo nome. Indro Montanelli, l’angelo bianco-nero della penna, ossuto fino all’anoressia, che mangiava solo fagioli. «Non mangiava, piluccava, il suo modo di nutrirsi era quello di un uccellino. Tre scampi, fagioli, una puntina di grana».
Niente dolci. Di quelli faceva razzia un altro ospite di riguardo. «Nonostante la stazza, Giovanni Spadolini non era una buona forchetta, ma sui dolci esagerava. I preferiti erano i brigidini, le particole di Camporecchio che sembrano proprio un’ostia di pane». Tutto questo trascorso si spegne: cosa si accenderà in futuro? «Forse un piccolo locale, di misure più adeguate alla mia età».