Trentamila in piazza ma senza sapere perché

Don Gallo ai genovesi: «Anch’io ho paura, voi state tranquilli»

(...) a 10 euro». Quindi se ci saranno violenze la colpa sarà di Trenitalia che non li fa viaggiare gratis mettendo loro a disposizione tutto ciò che chiedono.
Non solo. Anche Don Andrea Gallo ha già i colpevoli pronti. E sono naturalmente i giornalisti, anzi certi giornalisti, che hanno avuto il grave torto di non fare da cassa da risonanza acritica dei loro messaggi rassicuranti. «C’è un fatto nuovo - ha detto Don Gallo -. Certi organi di stampa cittadini hanno cercato di far ribellare la città e non ci sono riusciti. I cittadini avrebbero potuto organizzare delle ronde contro il corteo e non è successo». Ma il prete della comunità di San Benedetto ha fatto di più. Ha chiesto ai genovesi «di non avere paura». Salvo poi ammettere: «Vigileremo. Anche io ho paura, conosco i vicoli, la città, le periferie. È un periodo difficile e non c’è serenità. Anch’io ho paura, ma dobbiamo superarla col dialogo».
E se lo stesso don Gallo ha paura che oggi possa accadere davvero qualcosa di grave, chi evidentemente ha avuto segnali opposti rispetto alle dichiarazioni ufficiali è la direzione del Carlo Felice, che ha annullato il programma di oggi. «Anche il Teatro prenderà delle precauzioni - si legge nella comunicazione del capo ufficio stampa del Carlo Felice, Michele Mannucci -. Quindi è stato ritenuto opportuno annullare l’incontro in Auditorium. Vi preghiamo di voler dare la massima diffusione a questa piccola notizia, al fine di evitare in particolare che vi si rechino inconsapevolmente gli ascoltatori meno giovani». Oggi alle 16 non si terrà dunque la prevista guida all’ascolto de Il cappello di paglia di Firenze, per motivi di ordine pubblico. E la «massima evidenza» data alle «precauzioni» e ai timori del Carlo Felice è stata addirittura richiesta.
D’altra parte diventa sempre più difficile per gli stessi organizzatori dare garanzie a nome di tutti quelli che oggi saranno in piazza a Genova, visto che non tutti vengono con gli stessi propositi o spinti dalle stesse motivazioni. Prima le «anime» erano almeno due, quella dei no global e quella più che probabile degli ultras. Ora anche all’interno del movimento no global si registrano divisioni sostanziali. C’è chi segue una linea morbida, puramente politica, e chiede la commissione d’inchiesta parlamentare. E chi, tanto per citare la massiccia e determinante componente dei Cobas, «anche senza improbabili commissioni parlamentari», ha l’obiettivo di sfilare contro «i responsabili politici e militari dell’ordine repubblicano, che hanno provocato, picchiato, torturato, ucciso. E poi hanno mentito». Non solo l’obiettivo è quello di essere lì per opporsi alla condanna dei 25 accusati della devastazione e del saccheggio di Genova nel luglio 2001. I Cobas sono con loro, anzi, sono come loro e condividono la loro azione, tanto che nel documento di convocazione alla manifestazione di oggi scrivono che «venticinque persone prese a caso tra le decine di migliaia di manifestanti si trovano ora in ostaggio con imputazioni mostruose. Poteva capitare a ciascuno di noi che c’eravamo. Difendiamo la loro e le nostre libertà con la mobilitazione e l’auto-organizzazione». Parole preoccupanti e non controllabili dagli altri organizzatori.
Ieri si è registrata anche la precisazione di un’ulteriore «ala» di manifestanti. Quella che fa capo a Sinistra critica e in particolare al senatore «duro» ex Rifondazione, Franco Turigliatto e al deputato Prc, salvatore Cannavò, in piazza «per chiedere le dimissioni del ministro Amato e del suo capo di gabinetto De Gennaro oltre che dire no alla repressione e alle assurde condanne dei manifestanti». Alle 12.30 terminerà poi «casualmente» a Stazione Marittima, punto di partenza della manifestazione, anche il corteo che gli studenti genovesi hanno organizzato contro il ministro dell’Istruzione Fioroni. Nessuno se la sente più di parlare (e garantire) a nome di tutti.