Trento, bloccati i lavori del centro di preghiera

Il Tar: non è sufficiente un cambio d’uso per trasformare un locale in luogo di culto

da Trento

Il Tar di Trento ha bloccato i lavori di realizzazione della moschea che la comunità islamica locale stava realizzando a nord del capoluogo. I giudici hanno accolto il ricorso di Gianni Bort, presidente di Unione Trentino e già vicepresidente nazionale di Confcommercio, presentato però in qualità di titolare dell’Hotel Capitol, una struttura ricettiva inserita nello stesso immobile della moschea. Contro la sua realizzazione la Lega Nord aveva raccolto 15mila firme; mentre a giudizio dell’amministrazione comunale di Trento tutto l’iter burocratico risultava perfettamente in regola, i giudici del Tar hanno ritenuto oggettiva la valutazione di Bort: la semplice presentazione della Dia (Dichiarazione di inizio attività) non può essere atto sufficiente a realizzare un luogo di culto.
La ristrutturazione dei locali era stata avviata con un semplice cambio d’uso rispetto alla precedente attività commerciale. Per Bort, invece, quanto si stava realizzando non era un centro culturale ma una moschea. Di identica opinione i giudici del Tar secondo i quali per poterla realizzare occorre una modifica al Prg del Comune di Trento. La comunità islamica voleva inaugurare la moschea per la fine del Ramadan.
Da qualche tempo il Nordest vive il disagio di una comunità islamica sempre più numerosa, che avanza la richiesta di luoghi di culto in cui esercitare la propria religione. D’altra parte sono 150mila i musulmani in tutto il Nordest, 125mila solo nel Veneto. Si tratta della prima fra le minoranze religiose della zona. Secondo le stime più recenti sono 14 i centri di preghiera funzionanti in Veneto e 3 in Friuli Venezia Giulia. Ma secondo l’imam Kamel Layachi le sale di preghiera sarebbero una quarantina.
La polemica imperversa. E i casi di scontro diventano sempre più numerosi. A Padova la maggioranza di centrosinistra ha negato il referendum chiesto da Pdl e Lega sulla costruzione di una nuova moschea in via Longhin. A Oppeano, nel Veronese, il sindaco e deputato leghista Alessandro Montagnoli ha chiuso un centro islamico allestito in un locale destinato ad attività commerciale, annunciando di voler intitolare una piazza a Oriana Fallaci. A Paese, vicino a Treviso, è stato bloccato l’esperimento di una «moschea itinerante». Anche a Pordenone, in Friuli, si moltiplicano le richieste di spazi per la comunità islamica e montano le proteste dei cittadini. Così molte amministrazioni comunali si trovano di fronte al problema della concessione degli spazi e della civile convivenza fra le due comunità. Un sondaggio di un anno fa del quotidiano veneto Il Gazzettino mostrava che nel 52% dei casi la popolazione locale guarda con sospetto all’islam. Il 16% degli abitanti del Nordest esprimeva un giudizio «molto negativo».