Trento contro Bolzano, la guerra dei mercatini di Natale

Gli organizzatori trentini: "Loro spendono un milione di euro in
pubblicità, ma a noi ne bastano solo 70mila e siamo i più conosciuti".
La replica: "Qui si rispetta la tradizione dell’Avvento. Voi fate i
furbi e iniziate prima"

Aria gelida e tersa, ghirlande di rami d’abete, fiocchi rossi e piccolo artigianato. E su tutto, avvolgente, l’aroma di vin brulé e dei dolci alla cannella. È la magia grezza dei mercatini di Natale. Ma il fascino di una tradizione mitteleuropea felicemente importata in Italia nasconde una realtà fatta di bilanci da rispettare, obiettivi da raggiungere e clienti da conquistare. E i clienti si conquistano con la pubblicità.
Per Bolzano e Trento, che si contendono il primato del mercatino più importante d’Italia, le casette decorate dove si vendono giocattoli in legno e gastronomia locale sono da sempre «terreno di guerra». Soprattutto quest’anno, con la crisi finanziaria che incombe e i portafogli meno pieni, le due parti sono determinate a soffiarsi vicendevolmente i visitatori. E il derby del presepe non esclude colpi bassi. «Bolzano spende un milione di euro per pubblicizzare l’evento in televisione - denuncia dalle pagine dell’Alto Adige Claudio Facchinelli, patron dell’evento di Trento -. Noi ci arrangiamo con molto meno, solo 70mila euro». «Facchinelli dà i numeri» risponde il presidente dell’Azienda di soggiorno bolzanina Dado Duzzi.
Sfottò e frecciatine tipiche ormai di ogni novembre, quando nelle due città i preparativi sono ultimati e agli organizzatori non resta che criticare il concorrente. «Nonostante questo immenso spreco - sottolinea Duzzi - secondo una recente indagine il nostro mercatino sarebbe conosciuto in Italia da una persona su due mentre quello di Bolzano solo da una su quattro». Bolzano contrattacca appellandosi alla genuinità della propria manifestazione e stigmatizzando la decisione dei trentini di aprire i giochi con ben sei giorni di anticipo: «Noi seguiamo il calendario d’Avvento, e iniziamo il 28 novembre». «Noi però non abbiamo mai accettato l’appoggio di sponsor - sottolinea Facchinelli - per non farci contaminare». «Sì, però poi fate pagare agli espositori 3mila euro per l’affitto di uno stand, noi solo 2mila» contrattacca Duzzi.

Staremo a vedere chi la spunterà. Fatto sta che l’ultima «guerra del mercatino» l’ha vinta Bolzano, che l’anno scorso ha accolto nella cornice di Piazza Walther 650mila visitatori contro il mezzo milione scarso di Trento, che per la prima volta ha registrato un’inversione di tendenza. Era infatti dal 1992, l’anno della prima edizione (Bolzano però organizzava un mercatino già da due anni, e di questo se ne fa vanto), che il capoluogo trentino vedeva le presenze in costante crescita. Proprio per controbattere l’affievolirsi di un segmento di mercato che con il tempo si è dimostrato importantissimo per l’economia della città, quest’anno a fianco di Trento Fiere, la società che gestisce l’evento, sono entrate in campo le istituzioni. Il comune e l’Azienda per il turismo hanno accolto e sponsorizzato l’idea di Facchinelli, che si è inventato per quest’anno lo slogan «Trento - città del Natale». A Bolzano fanno spallucce, e puntano sull’appeal della propria tradizione e sulla forza d’attrazione delle due manifestazioni collaterali al mercatino vero e proprio: «Il mercatino della solidarietà», dove le onlus promuovono i loro progetti sociali e vendono oggetti regalo, e la «Rassegna Artigianale», dove saranno esposte alla vendita stoffe ricamate, lavori su seta, bigiotteria, lavori in ceramica e vetro e idee regalo.