Trento, un Festival per i grandi della Montagna

Rolly Marchi

da Trento

Da cinquantaquattro anni il Film Festival della Montagna, in origine e poi anche dell’esplorazione e dell’avventura, riscalda gli animi di tutti i tridentini e di molti ospiti che lo vivono con entusiasmo. È la prima manifestazione al mondo di questo tipo e il suo successo è stato notevole tanto da avere una quindicina di autorevoli «imitatori» in Europa. Aperto venerdì, il Festival durerà fino a domenica 7 maggio con proiezioni e vari eventi culturali, libri, premio Sat, filatelia, incontri alpinistici, dibattiti e una serata, il 5 maggio, dedicata come ogni anno a chi abbia lasciato un’impronta nella fantasiosa storia dei monti.
Quest’anno il festeggiato sarà l’austriaco Kurt Diemberger, l’unico al mondo ad aver vinto per primo due ottomila, il Broad Peak nel 1957 e il Dhaulagiri nel 1960. Kurt, buon amico dell’Italia, è anche un eccellente scrittore del suo mondo e proprio a Trento presenterà il suo ultimo libro, Passi verso l’ignoto (Edizioni Corbaccio). I film in programma, proiettati per sette giorni pomeriggio e sera, sono oltre una mezza centuria. Confidiamo nella saggezza della giuria internazionale e del suo presidente Maurizio Nichetti, sentimento di stima che via via è cresciuto negli anni perché scherzando nelle prime esperienze si diceva che certe immagini sembravano «dei fratelli Lumière», ma ora si vedono anche capolavori che poi guadagnano la proiezione anche nei cinema di tutto il mondo.
Interessante è la partecipazione dei campioni del verticale. Una volta per certi versi e cioè per l’eroe dell’anno che veniva acclamato, l’ultimo dei quali in quello spirito è stato probabilmente Reinhold Messner dopo la conquista di tutti gli ottomila. Da allora l’alpinismo ha fatto passi coraggiosi e quasi incredibili perché dalle tormente e dal sesto grado si è passati al nono, al decimo e quest’anno anche grazie al nostro Manolo forse anche al dodicesimo. Alcuni di questi audaci saranno a Trento a parlare di montagna: Glowacz, Hainz, Steck, Graziani e sicuramente altri che hanno firmato pareti «impossibili» in luoghi sempre più remoti del continente.