La tresca fra Maria José e il Duce? Immondizia E' solo una patacca servita come ghiottoneria

Smentite le rivelazioni del figlio del capo del fascismo. Maria Gabriella di Savoia: "Per mia madre Mussolini era pacchiano, come sembrano esserlo alcuni suoi posteri". Sono finti scoop, ma il fango è vero

La Principessa Maria Gabriella è fin troppo cavalleresca: quelle non sono semplici baggianate storiche; né gossip, pettegolezzo, ma qualcosa che assomiglia molto alla diffamazione.

Ecco i fatti: la scorsa settimana la stampa nazionale - e lo stesso Giornale ha ripreso brevemente la notizia - ha dato grande risalto a una lettera pubblicata dal settimanale Oggi: scritta nel 1971 da Romano Mussolini (il figlio del Duce morto cinque anni fa), rivelava una liaison tra Benito e Maria José di Savoia.

Non solo l’apodittico titolo del servizio del settimanale Oggi - «Maria José: sì, fu l’amante di Mussolini» - ha il tono di una sentenza inappellabile, ma nel dare grande evidenza al «documento storico inoppugnabile», ovvero alla lettera firmata da Romano Mussolini, il rotocalco rifila per verità storica e inoppugnabile anche il contenuto di quella missiva. Ma andiamo con ordine: nel luglio del 1971, il figlio del Duce scrisse ad Antonio Terzi, allora direttore di Oggi, raccontandogli - col tono dell’«Ah, ora che mi ricordo...» - che in casa si parlava spesso dei «rapporti sia politici sia sentimentali fra Maria José e mio padre». E che «mia madre a tale proposito è stata sempre, anche se con logici riserbi, assai esplicita: tra mio padre e l’allora principessa di Piemonte vi è stato un breve periodo di relazione sentimentale intima». Quella lettera, rimasta per quarant’anni tra le carte di Terzi, rispunta ora in qualità di documento storico e dunque prova inoppugnabile che Maria José e Mussolini furono amanti.

Se nel 1971, quando Oggi ci campava su Casa Savoia, Antonio Terzi - un «grande giornalista», come giustamente sottolinea l’autore del servizio su Maria José - rifiutò di dar seguito alle «rivelazioni» di Romano Mussolini significa che le ritenne immondizia, per altro non suffragata da uno straccio di riscontro. Lo stesso lerciume oggi è invece servito come una ghiottoneria storica dalla attivissima «fabbrica del fango», l’unica che al momento non conosce crisi né cassa integrazione. E se poi la palata di fango offende e ferisce i familiari dell’infangata, pazienza: il teatrino della diffamazione, della calunnia e dell’ingiuria non tiene conto dei danni collaterali e anzi, ci sguazza. Senza poi dire dello sprezzo del ridicolo: intendendo volare alto, sulle ali della Storia, l’autore dell’articolo che giustamente ha indignato la Principessa Maria Gabriella si spinge a interpretare le assai tiepide se non proprio nulle simpatie di Maria José per il fascismo come reazione di una donna scaricata - scrive proprio così, «scaricata», che penna... - da Mussolini. Trovando, va da sé, in Maria Scicolone maritata Mussolini una facile conferma alla cabarettistica dietrologia.

Altro ridicolo riscontro al «documento storico inoppugnabile» sono alcune pagine del diario sul quale Claretta Petacci appuntò il resoconto fattogli dal suo “Ben” di una visita alla famiglia reale a Castelporziano. Con Maria José «un po’ nuda, col seno quasi libero» che gli si strusciava addosso. Ora, si possono anche dare per buone le guasconate di Mussolini per farsi bello agli occhi della sua bella, ma a quella famosa visita - parlano le cronache del tempo - erano presenti il Re, la Regina, Umberto e altri familiari oltre al piccolo seguito del Duce e un paio di giornalisti. È dunque credibile che al cospetto di un simile parterre Maria Josè un po’ nuda e col seno quasi libero platealmente attentasse alla virtù del capo del Fascismo? È modo, questo, di trattare la Storia alla carlona e anzi, con un carico di quella cafonaggine intellettuale, di quella pacchianeria, insomma, che al primo sguardo Maria José colse in Mussolini.

Qualcuno dovrebbe fare delle scuse a Maria Gabriella, questo sì. Sarebbero doverose, ma purtroppo la pacchianeria, ducesca o meno, non le prevede. A proposito: Vittorio Emanuele, perché tace? Gli va bene e magari lo diverte leggere quelle cose su sua madre?