Treu: «In pensione? Andremo a 70 anni»

da Roma

Non ci sono solo le primarie ad agitare le acque del centrosinistra. Con l’annuncio della mobilitazione autunnale contro il protocollo sul welfare è tornato d’attualità il tormentone della partecipazione dei ministri alle manifestazioni contro l’esecutivo di cui fanno parte. A dare voce all’imbarazzo dei moderati è stato Nello Formisano, capogruppo di Italia dei Valori al Senato: «I ministri hanno il dovere di ascoltare prima di decidere, ma in nessun caso hanno il diritto di manifestare contro l’organismo del quale fanno parte». Opinione opposta a quella del Prc, del Pdci e dei Verdi che considerano la manifestazione un sostegno al governo. È una mobilitazione che «affianca» l’esecutivo, ha assicurato il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero.
Sempre sulle pensioni, da registrare un’ammissione allarmante di Tiziano Treu: «Tra 10-15 anni per ritirarsi con una pensione dignitosa la gente lavorerà fino a 65-70 anni», ha detto l’ex ministro del lavoro ed esponente della Margherita nel corso di un Tg di Sky. Il maggior esperto di previdenza del centrosinistra ha difeso la decisione del governo di sostituire lo scalone della riforma Maroni (età pensionabile da 57 a 60 anni con 35 anni a partire dal 2008) con il sistema che unisce scalini e quote. E ha accusato la sinistra radicale di fare a questo proposito una «polemica ideologica».
Ma la sua, ha attaccato il segretario di Forza italia giovani Francesco Pasquali, è «un’ammissione». Treu riconosce che «i giovani dopo la scellerata decisione di abolire lo scalone dovranno lavorare oltre 10 anni in più rispetto ai loro padri».\