Treviso, basta mezza impresa contro il Bulleri ritrovato

Veneti grandi un tempo. Ma il play di Milano si sveglia tardi

Oscar Eleni

Le campane Benetton e le trombette dell’Armani. Treviso gioca venti minuti in vera armonia (55-28), mentre Milano scopre di essere una squadra dall’innesco lento, grigia quando servirebbe energia e colore, reattiva nel momento in cui i tuttiverdi scoprono il singhiozzo per un pasto troppo abbondante, 11 punti soltanto nel 3° quarto, ma è proprio in quella ipotesi di rimonta, da meno 27 al meno 10 dell’ultimo tempo, che vedi il sangue non proprio nobile della squadra di Sasha Djordjevic. Quando gli avversari non segnano per quasi 5 minuti dovresti avere la forza per rischiare, tentare l’impossibile, invece per capire la crisi di Treviso ci è voluto troppo, aspettando che Massimo Bulleri metabolizzasse la delusione di sentirsi trattato male da chi gli aveva voluto bene: in verità quelli veri, cominciando da Gilberto Benetton, risentito con la sua curva di fischiatori perché sapeva da tempo che non poteva dare il doppio offerto dall’Armani, lo hanno premiato, baciato ed abbracciato, ma lui ha sofferto lo stesso certi insulti, quello striscione volgare (Bulleuri) e quando si è scatenato, prendendosi 10 falli a favore e segnando 16 punti, era effettivamente un po’ tardi.
Proprio su Bulleri infieriva la regia del greco Zisis, impreciso da tre, ma architetto per costruire un gioco che esaltasse l’energia di Goree, partito nella battaglia a rimbalzo affiancato dal giovane Slokar, e la giornata splendida di Ramunas Siskaukas (24 punti, 6 su 6 fra i molli tentacoli nemici, 3 su 6 da lontano, 6 rimbalzi di cui 3 in attacco, quello importante a 3’58” dalla fine per togliere ogni illusione a Milano).
Blatt ha provato a sorprendere il suo rivale tenendo in panchina Nicholas e il lungo Popovic, ma la chiave è stata la difesa che ha reso macchinosa la manovra dell’Armani, costretta a scoprire tardi di non poter fare a meno di Coldebella, perché Matteo Soragna, finalmente libero dal pensiero della mezza regia, ha incatenato tutti, segnando abbastanza (12 punti), facendo il blocco che ha costretto Milano a soli 28 punti nei primo 20 minuti.
Djordjevic ha mescolato quello che poteva, ha fatto cercare Blair (17 punti, 8 rimbalzi), ma gli sono mancati Grant e il solito zoppicante Shumpert, per non parlare di Dante Calabria (9 punti, appena 6 tiri dei quali soltanto 2 a segno) mai in ritmo con l’attacco, soffocato nella ragnatela ordita da Soragna, Mordente e Siskaukas.
Armani che si arrampica su rocce scivolose fino a trovare l’appiglio per un finale decoroso che non cambia il destino, così come la sconfitta preventivabile, da decidere nelle tre trasferte di Livorno, Udine e Varese. Anche se il posto nei playoff (settimo, ottavo è ancora da discutere), sembra assicurato a meno di altre scivolate tipo la partita con Avellino che sembrava dimenticata e sepolta come fanno certi gatti.
Per la Benetton la caccia al primo posto continua, anche se il calendario dice che passato il derby bolognese della vigilia di Pasqua, avrà un calendario più duro della Climamio che ieri ha messo a sedere Avellino soltanto nell’ultimo quarto restando in testa ad un classifica sempre corta dove la grande sorpresa è la Snaidero, vincitrice in rimonta a Livorno, per il nono successo in trasferta, per un secondo posto di fianco a Siena che le permette di scavalcare Napoli e Virtus Bologna, travolta quest’ultima a Biella da un’altra delle protagoniste in questo finale di torneo, sesto successo consecutivo per la squadra di Ramagli che resta in agguato, a due soli punti, incubo per i sogni playoff di Milano, Roma e della Varese scavalcata ieri.