Treviso, brucia stabilimento De Longhi Scatta l'allarme per i fumi sulla città

Rischio ecologico per la città veneta dopo che lo stabilimento della De Longhi si è incendiato: in fiamme il reparto di stoccaggio del polistirolo da coibentazione. Le autorità: "Sigillate le finestre". L'Arpa: "Non c'è rischio diossina"

Treviso - Allarme ecologico. Tonnellate di materiale plastico in fiamme. Un'imponente colonna di fumo, visibile a decine di chilometri di distanza. Un densa nube nera sta avvolgendo il cielo. E sta portando con sè una quantità notevole di diossina. Un incendio si è sviluppato in uno stabilimento di elettrodomestici della De Longhi, alle porte di Treviso. L'Arpav, l'agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto, smentisce il rischio di dispersione di diossina: "Sia per il settore dove si è svolto l'incendio, sia per il tipo di materiale incendiato, non si ritiene che vi siano conseguenze per la salute dei cittadini. L'acido cloridrico e gli Ipa presenti nella colonna di fumo che si è prodotta non sono in concentrazioni tali da creare problemi alla cittadinanza". Sul posto, oltre a polizia e carabinieri del nucleo ecologico, ci sono 15 squadre di vigili del fuoco. Autobotti sono arrivate sia da Treviso sia da Castelfranco, Montebelluna, Oderzo, Mestre, Montebelluna, Vittorio Veneto. L'incendio ha interessato il deposito dell'azienda e le fiamme si starebbero propagando in tutta l'area settentrionale.

Le autorità hanno consigliato alla cittadinanza di sigillare porte e finestre. Non sarebbe stata riscontrata la necessità di alcuna evacuazione, anche se un numero notevole di persone sta abbandonando le rispettive abitazioni. Secondo alcune testimonianze, nell'incendio altri sarebbero rimasti intossicati. Una famiglia si è recata al pronto soccorso dell'ospedale di Treviso per farsi monitorare dopo aver respirato il fumo. Cinque ambulanze sono state inviate sul posto e pare che alcune persone si siano rivolte al personale medico.

L'incendio nello stabilimento De Longhi, secondo la testimonianza di un dipendente, si è sviluppato nei pressi di un laboratorio dove è stoccato il polistirolo da coibentazione, nell'area in cui sono tenute le stufe già pronte. Il rogo è scoppiato durante la pausa pranzo e questa circostanza ha favorito l'evacuazione di quanti erano nello stabilimento. Secondo il testimone, l'incendio si è sviluppato in pochissimi minuti e la situazione sarebbe complessa perché nella zona colpita dal rogo sarebbero stoccate anche bombole di gas. Dopo lo sviluppo delle prime fiamme sono state udite alcune esplosioni.

Allo stabilimento De Longhi di Fiera (Treviso) lavora anche la direzione generale del gruppo: tutta l'amministrazione, il marketing e una parte del magazzino. La maggior produzione è quella di prodotti di condizionamento e riscaldamento mobile. C'è anche un'attività di pre-serie di vari elettrodomestici: alcune linee di forni a microonde, l'alta gamma di ferri da stiro, macchinette da caffè. "Da rilevare che il 70% dei prodotti De Longhi - spiega Paolo Barbiero, rappresentante della Cgil Treviso - sono composti di plastica che quando si infiamma produce diossina. Gli effetti sono preoccupanti comunque vada. Se è stato intaccato il centro direzionale la cosa è complicata. Se l'incendio è divampato negli uffici potrebbe essersi infiammato anche il cervello De Longhi, vale a dire il centro informatico e amministrativo e questo avrebbe una ricaduta su tutta la De Longhi, ma speriamo non sia così. Il sistema di evacuazione ha funzionato e non ci sono stati effetti immediati sulle persone. Non sappiamo ancora se ci sono situazioni gravi".

Sono circa un migliaio, dei quali più della metà impiegati e tecnici, i dipendenti che lavorano allo stabilimento De Longhi. "È una sciagura dalle proporzioni molto, ma molto serie". Anche per chi in questa fabbrica ha dato l'anima. Chiedo al governo di attivarsi affinché destini una parte di questo famoso tesoretto per far riprendere il lavoro alla De Longhi". È quanto chiede il senatore trevigiano della Lega Nord, Piergiorgio Stiffoni.