Treviso: dietro lo scudetto un’organizzazione Real

Farina, miglior giocatore delle finali: «Cambiano i volti, non i risultati»

Il miglior giocatore della finale scudetto del volley è stato il più basso di entrambe le squadre, 182 centimetri: Alessandro Farina, 31 anni, emiliano trapiantato a Treviso nel 1998. Non era mai accaduto che la corona di mvp andasse a un libero, l’uomo che, in uno sport di giganti sempre più muscolosi, scende in campo con la maglia diversa dai compagni, un trappista della difesa, tutto tecnica e lucidità.
Meno male, c’è qualcosa di insolito nella solita vittoria della Sisley, nono scudetto dal 1994, per tacere di quattro Coppe Campioni. Ma Treviso è come il Real Madrid, un club dove la sconfitta non è una possibilità. È un dramma. «Qui o si vince o si vince - ammette Farina -, per la tradizione e per l’immagine. C’è pressione pure in amichevole. Ma nessuno di noi ha dimenticato la finale persa con Macerata nel 2006 e contro Piacenza si è visto».
Convocato in nazionale per la prossima World League, Farina conta già sei scudetti: l’ultimo autografato tamponando il temutissimo attacco emiliano. «Ero uno schiacciatore ma con il mio fisico, in A1, posso fare solo il libero. Un limite che mi ha favorito. Segreti? Lo staff tecnico esamina a video le avversarie, accumulando dati che, passati ai giocatori, permettono di interpretare ogni situazione offerta dalla partita. Ma è un lavoro comune a tutte le squadre, la differenza la fanno l’esperienza nei finali di set e gli uomini: non avremmo vinto senza una panchina che, durante l’anno, ha permesso di far fronte agli infortuni di Vermiglio e Cisolla. Giocatori che però hanno recuperato bene: il vantaggio della Sisley è l’organizzazione, anche in questi aspetti». Ma un’organizzazione vincente sopravvive agli addii? Perché sulla festa di giovedì c’era la luce obliqua del tramonto: Tencati pensa a Modena o a Roma, dove piace Vermiglio che, dopo un anno di malumori e la dolorosa bocciatura in azzurro, cerca nuovi estimatori, mentre il tecnico Bagnoli lascia a un erede che non dovrebbe essere il romeno Moculescu. «Ciascuno fa le proprie scelte. Per tornare subito in vetta ci aspetta tanto lavoro ma Treviso resta un club di vertice pure cambiando facce. Nel 2001 Bagnoli andò a Modena per un campionato. Partimmo fra dubbi e polemiche. Poi lo scudetto lo vincemmo noi...».