Treviso, guerra alle auto aziendali

Nuovi controlli rischiano di minare il bilancio degli automobilisti in questo periodo di vacanze e, questa volta, sono quelli della Guardia di finanza. Se fino a ieri le insidie si presentavano prevalentemente sotto forma di Autovelox, Tutor e telecamere ai semafori con il controllo di polizia locale e stradale, oggi si aggiungono posti di blocco che hanno lo scopo di intensificare i controlli sulle frodi fiscali. Sotto tiro non sono questa volta tutti gli utenti, ma i circa due milioni che utilizzano le auto aziendali. La legge stabilisce infatti che queste possano essere usate esclusivamente per lavoro, oppure il loro utilizzo per il tempo libero deve essere tassato come fringe benefit.
Se in passato i controlli legati a queste norme sono stati sporadici, ora l’atteggiamento sembra cambiato. I primi con trolli a tappeto sono stati fatti nel Nordest, sulla strada che collega Treviso all’Adriatico, la «Jesolana». Qui 30 automobilisti veneti sono caduti nella rete antievasione: sono stati beccati dalla Finanza mentre andavano in discoteca o in spiaggia, a bordo delle vetture aziendali, di solito di grossa cilindrata. Giovani imprenditori amanti delle auto di lusso, intestate però a ditte e aziende. Tutti stavano guidando l’auto per motivi completamente diversi da quelli professionali.
Per loro ovviamente nessuna sanzione immediata o detrazioni di punti, ma una doppia segnalazione. Una alla regione Veneto e una all’Agenzia delle entrate, alla quale spetterà il compito di valutare l’ammontare dell’eventuale evasione e provvedere al recupero delle somme.
La vettura aziendale, infatti, consente di pagare un bollo molto più leggero: meno della metà rispetto ai «normali» automobilisti. E molte spese possono essere detratte: come quelle per l’Iva, l’acquisto del mezzo ed eventuali interventi di manutenzione o di riparazione, e i costi della benzina e dei pedaggi autostradali. Tutti vantaggi che però valgono solo per l’uso lavorativo. Quando il mezzo viene adoperato per altri scopi, decadono e quindi quel periodo di utilizzo va tassato a parte. E bisogna dimostrare di aver provveduto.
Dal Nordest l’operazione potrebbe allargarsi a tutto il territorio, partendo proprio da questo periodo di vacanze che può spingere all’uso improprio di auto che dovrebbero rimanere parcheggiate per consentire di usufruire dei benefici che concedono. Dallo scorso fine settimana varie pattuglie della Guardia di finanza sono state segnalate all’uscita dei caselli autostradali di numerose località di mare.
Quello tra l’auto e il fisco è un rapporto difficile, con contrasti accentuati dalla manovra finanziaria 2007 che ha di fatto cancellato le possibilità per i liberi professionisti di detrarre l’Iva, oltre alle spese per l’acquisto e la gestione dell’auto. L’unica opportunità di risparmio è lasciata alle imprese, per l’acquisto e l’uso di veicoli immatricolati come «autocarri». Così l’attenzione di molti imprenditori si è rivolta a questo genere di veicoli, senza tener conto però delle restrizioni all’uso che impongono.
Il termine autocarro è piuttosto ampio, non comprende solo camion o furgoni: nel gruppo possono rientrare i classici pickup, i fuoristrada con cassone all’americana, ma anche utilitarie e monovolume.
L’attenzione della Finanza si rivolge in particolare a queste due tipologie che, anche con un posto in meno, possono rivelarsi adatte a un impiego familiare. Ma questo utilizzo non è ammesso: le sole persone che si possono trovare a bordo in giorni e orari lavorativi devono essere dipendenti dell’azienda.
Valerio Boni