Treviso, il killer era libero per indulto

Tre stranieri in manette per il delitto dei coniugi trevigiani. Tra loro Naim Stafa, albanese, già arrestato in Veneto con l’accusa di furto, rapina e stupro di gruppo. Gli investigatori: &quot;Violento come una belva&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=203787">Ora il governo corre ai ripari</a></strong>

Treviso - Cosa diranno, adesso, a Daniele Pellicciardi, quel figlio di cui era stato controllato con attenzione l’alibi? Ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di dirgli che uno degli assassini dei suoi genitori, già in carcere per reati come furto, rapina e violenza sessuale di gruppo, era stato rimesso in libertà per gentile concessione dello Stato?
Ieri è stata una giornata di soddisfazione e di rabbia. Di soddisfazione, innanzitutto, perché i carabinieri, al termine di un grande lavoro investigativo, coordinato dal procuratore Antonio Fojadelli, sono riusciti a individuare e ad arrestare i responsabili di uno dei crimini più efferati che il Veneto ricordi. Ma anche di rabbia, perché hanno scoperto che un analogo lavoro egregio, svolto dal commissariato di Castelvolturno qualche tempo fa, capace di assicurare alla giustizia una specie di belva come Naim Stafa, albanese, era stato liquefatto dall’entrata in vigore dell’ultimo indulto.

Conviene però partire dall'ultimo risultato, lusinghiero, ottenuto dal team investigativo, e cioè l'arresto degli albanesi Nai Stafa e Artur Lleshi, entrambi di 33 anni, ritenuti gli autori materiali dell’omicidio di Guido Pellicciardi, 67 anni, e Lucia Comin, 60, i coniugi massacrati nella dependance della villa che custodivano a Gorgo al Monticano la notte del 21 agosto scorso. A far loro da basista, sempre secondo gli inquirenti trevigiani, sarebbe stato un romeno, anch'egli arrestato, B. G. A., 20 anni, che lavorava alla Inipress, la ditta della famiglia Durante, proprietaria della villa.

«Ho vissuto tutti questi giorni con un po’ di tensione - si è limitato a dire il figlio, Daniele Pellicciardi, che lavora come guardia giurata e che quella maledetta notte, proprio per il mestiere che fa, venne avvertito quasi in tempo reale dal collega che scoprì per primo il delitto - ma poi mi sono tranquillizzato. Ero sicuro che prima o poi li avrebbero presi». Poi, dopo essere andato a ringraziare personalmente i carabinieri, ha aggiunto: «Ora sono più sollevato. E c’è un filo di soddisfazione per i miei genitori, che non ci sono più. Almeno i loro assassini sono stati assicurati alla giustizia».

Ancora non gliel’hanno detto che, se la giustizia funzionasse davvero, quell’assassino non sarebbe mai stato liberato, non gli sarebbe stato permesso di colpire ancora. Ma la colpa non è certo dei carabinieri che, con la supervisione della pm di Treviso, Valeria Sanzari, hanno portato a termine un’operazione investigativa eccezionale. Chi ha ucciso i due coniugi in quel modo ha davvero poco a che fare con l’essere umano. Strafatte di cocaina, le due belve albanesi hanno infierito sui Pellicciardi: volevano le chiavi della villa che la coppia proprio non aveva. Di fronte all’impossibilità di soddisfare quella richiesta, i due hanno immobilizzato l’uomo e l’hanno costretto ad assistere alla tortura della moglie, seviziata con un pesante scalpello. Seviziata e, alla fine, uccisa con violenza bruta. Poi, prima di andarsene con la borsa contenente i pochi averi della signora, tra cui un postamat, hanno chiuso i conti con il marito, ucciso con inaudita ferocia.

Dalle tracce di sangue e dal tentativo di prelevare col postamat della donna (20 euro, il bottino complessivo della mattanza) a uno sportello di Motta di Livenza, i carabinieri sono riusciti a risalire all’identità degli assassini, bloccati ieri a Villorba e a San Donà di Piave. In più le telecamere sistemate davanti allo sportello bancomat hanno permesso di avere delle immagini utili a identificare gli autori.