Trezegol riposa, Cruz e Ibra non vogliono mancare

Ieri l’Inter non ha aperto bocca. Ha rieditato il famigerato (famigerato? Mah!) silenzio stampa che va inteso come silenzio contro la stampa. Con tanti saluti ai propri tifosi. Moratti era arrabbiatissimo, buio come poche volte. Mancini ha detto: obbedisco! Ben sapendo di evitarsi un polverone di polemiche. Semmai ci sarà tempo stasera per rinfocolarlo. L’Inter non ha gradito l’accostamento alla Juve di Moggi, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con gli arbitri. Accostamento sgradevole e sgradito. Ma come si dice nel calcio? La palla è rotonda. E gira. L’Inter era abituata al lamento, all’accusa contro le ingiustizie. Ora deve sopportare che siano gli altri a ripagarla nello stesso modo. È la legge del calcio. Stravagante che presidente e società la interpretino, facendo ancora la parte degli offesi. Suvvia, non si può esser sempre vittime e sempre con il muso di chi ha subito il torto. Qualche volta capita pure agli altri.
Strano l’atteggiamento di Moratti, che spesso si concede al conversare. Nel giorno in cui dovrebbe parlare, anche e solo per difendere giustamente la sua società, non prende posizione, fa l’offeso, impone il silenzio ritenendo sia il modo migliore per fare rumore. Quando, invece, basterebbero quattro parole ben dette: chiare, limpide, senza sottintesi.
L’Inter è campione d’Italia per meriti propri e non per benevolenza arbitrale. Probabilmente raddoppierà lo scudetto. E sempre per meriti propri. Ma nel giorno in cui protesta, urla nel silenzio, ci racconta (dal sito) che ieri il ct dell’Honduras ha fatto visita a Mancini. Null’altro. Comico? Ridicolo? Questo non è silenzio stampa. È silenzio contro se stessa.