Trezeguet attacca: «Guai a chi parla di dolce vita»

da Torino

Maretta in casa Juve. La serie B è una brutta bestia e se ne stanno accorgendo in tanti. L'inizio ai mille all'ora (otto vittorie nelle prime nove partite) aveva forse illuso tanti e adesso il ruolino di marcia non soddisfa. In trasferta, tanto per gradire, sono arrivati dall'inizio del 2007 due pareggi e una sconfitta. E le ultime sei partite hanno portato in dote nove miseri punti, con dieci gol fatti e otto subiti: bilancio da squadra normale, non da Juventus. In più, spifferi di stagione dicono che lo spogliatoio non sia così unito e che Deschamps non abbia il polso necessario per tenere il gruppo compatto. Il tutto, mentre la società si preoccupa del Delle Alpi da rifare invece di cercare un difensore da inserire in un reparto allo sbando.
Così ieri, dopo un breve sermone di Deschamps alla truppa (poche parole ma severe, del tono «svegliamoci, perché di questo passo rischieremmo di non salire in serie A»), Trezeguet ha ricevuto l'investitura da parte dei compagni di squadra e annunciato che la squadra non ci sta più: «Le critiche vanno bene quando sono riferite alla parte sportiva, non alla vita privata: abbiamo quasi tutti famiglia e sappiamo come ci si deve comportare. Le voci di dolce vita circolate in questi giorni non hanno senso e a questo punto i nostri avvocati vedranno cosa fare».
«Il gruppo è compatto, siamo tutti dalla parte di Deschamps - ha proseguito il francese -. Faccio io da portavoce e sono convinto di quello che dico: sono alla Juve da tanti anni, ci tengo a fare bene e a rendere noto come stanno le cose. Chiediamo aiuto ai nostri tifosi, loro sanno che questo è un anno particolare e che noi siamo soli. Anche certi arbitraggi non ci hanno aiutato, senza dimenticare che contro di noi tutti disputano la partita della vita. La promozione però non ci sfuggirà, anche se forse ultimamente ci è mancata un po' di voglia: dovremo aiutarci tutti, ma ne verremo fuori». Sempre che torni la voglia.