Trezeguet avvisa la Juventus: «Squadra forte o me ne vado»

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Alessandro Parini

da Torino

Promesse? No grazie. Buone intenzioni? Qualcuna, ma non troppe. David Trezeguet non ha paura di esprimere concetti anche scomodi: «Non è ancora tempo di pensare a dove giocherò la prossima stagione, mancano troppi mesi. Prima di decidere, in ogni caso, verificherò i programmi della società: in sei anni di Juve ho vinto quattro scudetti e mi sembra logico che, per rimanere, io prima voglia capire in che tipo di squadra mi troverei a giocare. Il primo passo spetta alla società: in primavera dovranno esporsi e dirci cosa pensano di fare nel prossimo calcio mercato. Noi ci comporteremo di conseguenza, anche se ognuno sarà libero di fare le proprie scelte: se una cosa va bene per Del Piero, non è detto che lo stesso succeda per me o per gli altri cosiddetti big. Di una cosa sono sicuro: non ho nessuna intenzione di andare via a gennaio. Fino a giugno io e i miei compagni daremo il massimo per riportare la Juve in serie A».
Fin da ora, però, è meglio spazzare via le illusioni di tanti: «Per poter competere per lo scudetto ci mancano dei giocatori, inutile far finta di nulla. Quella passata era la Juve più forte degli ultimi dieci anni: chi è andato via si è accasato in squadre del calibro di Inter, Barcellona e Real Madrid. Non possiamo pensare di essere subito al loro livello se non arriveranno giocatori importanti». E ancora: «Se la Juve fosse rimasta quella di pochi mesi fa, avrebbe avuto di fronte a sé cinque-sei anni straordinari, gli stessi che adesso avrà a disposizione l'Inter, rispetto alla quale avevamo dimostrato di essere superiori. Sento spesso Ibrahimovic, che resta un mio amico: ha avuto qualche momento difficile, ma adesso è contento. Anche lui però sa, come tutti i giocatori dell'Inter, che lo scudetto che porta sul petto è in realtà stato vinto dalla Juventus: io lo sento mio e non credo sarei riuscito a giocare per la maglia nerazzurra. Per questo mi ritengo tradito dalla vecchia dirigenza: noi giocatori avevamo lasciato la squadra campione sul campo e l'abbiamo ritrovata in serie B per colpe non nostre. Non posso essere contento: la mia ambizione era quella di vincere la Champions, non di lottare per la promozione. Una stagione buttata? No, ma solo nel caso in cui salissimo in serie A e per di più giocando bene». Vincere divertendo: poi, probabilmente, una separazione consensuale.