Trezeguet e Mutu «suonano» la nona

Il francese è a un solo gol dal «tetto» di Michel Platini. Una traversa di Kutuzov e un’occasione di Bonazzoli le rare luci della Sampdoria

Alessandro Parini

da Torino

E sono nove. Vittorie consecutive, certo. La macchina targata Juventus non si ferma, vince anche quando regala in pratica un tempo agli avversari (2-0 alla Sampdoria, reti di Trezeguet Mutu) e aspetta con tranquillità la trasferta di sabato a Milano. Nove vittorie a inizio campionato non le aveva mai ottenute nessuno nelle storia del calcio italiano: se serviranno per vincere lo scudetto numero ventinove non lo si può sapere adesso, ma certo resta un’impresa che finisce dritta negli annali.
Non è stata comunque una grande Juve, quella che ha avuto la meglio sulla squadra allenata da Novellino: spesso in difficoltà nel palleggio, la truppa di Capello ha patito la vivacità degli ospiti sulle fasce e la loro organizzazione tattica. Se, sul finire del primo tempo, non fosse arrivato il gol di Trezeguet sugli sviluppi di un calcio d’angolo, le cose sarebbero potute forse andare diversamente. Poi, la rete di Mutu a inizio ripresa ha spianato la strada ai padroni di casa che hanno messo il pilota automatico per arrivare al novantesimo con altri tre punti in saccoccia.
La Juve di Lecce aveva convinto Capello. E allora, eccezion fatta per Chimenti e Trezeguet al posto degli infortunati Abbiati e Ibrahimovic, stessa banda presentata allo stadio di Via del Mare: Nedved a sinistra, Mutu a destra e Camoranesi in panchina. Ma, soprattutto, la conferma di Chiellini come esterno sinistro difensivo e conseguente spostamento di Zambrotta a destra: una soluzione che sulla carta avrebbe dovuto garantire alla Juventus una maggiore spinta sulle fasce. Segno che Capello si fidava completamente dei suoi giocatori, chiamati a fare la partita anche contro una squadra «antipatica» come la Sampdoria, capace fino a ieri pomeriggio di raccogliere lontano da Genova due vittorie e altrettanti pareggi, di segnare otto gol e di subirne cinque.
Un po’ a sorpresa l’iniziativa era spesso degli ospiti, ben registrati intorno a Volpi e Palombo: Diana era il primo a centrare la porta e a dare la sveglia a Chimenti, mentre la Juve faticava a guadagnare campo e non trovava né in Del Piero e nemmeno in Trezeguet gli appoggi giusti per far salire la squadra. Così, per vedere la Signora pericolosa dalle parti di Antonioli bisognava aspettare un quasi assist involontario di Castellini grazie al quale Mutu concludeva comunque a lato. Emerson cuciva gioco, ma la Samp era davvero bella, corta tra i reparti e mai rinunciataria. Nedved invitava i suoi ad alzare i ritmi con una sberla da fuori area che Antonioli non tratteneva, ma la Samp non perdeva la calma: semmai, era Del Piero ad apparire un po’ nervoso. Siccome però il calcio è sport strano, appena piombavano sul Delle Alpi le notizie delle momentanee sconfitte di Milan e Inter, la Juve passava. Con merito relativo, però passava: angolo di Mutu, pasticcio in comproprietà tra Volpi, Castellini e Antonioli, Trezeguet si travestiva da falco e festeggiava il gol numero 103 con la maglia bianconera. Devastante: perché se una squadra meritava il vantaggio questa era la Sampdoria. Che negli ultimi minuti del tempo sfiorava anche il pareggio con Bonazzoli, il quale però non trovava la porta con Chimenti battuto.
Spaventata o no, la Juve chiudeva il match dopo una dozzina di minuti della ripresa: azione tutta di prima tra Emerson, Del Piero, Trezeguet e Mutu che batteva Antonioli in uscita. Applausi per il primo gol del romeno a Torino, Samp che aveva ancora la forza per colpire la traversa con un colpo di Kutuzov.