Trezeguet sbaglia il rigore e Marie piange

I francesi cantano la Marsigliese ma poi, delusi, buttano le bandiere nel cortile del Centro culturale

Giacomo Susca

Un terzino semisconosciuto getta nella disperazione gli oltre duecento francesi riuniti a Palazzo delle Stelline per assistere alla finalissima. L’incubo per i «cugini» d’oltralpe si materializza in pochi minuti. Meno di trenta, per essere precisi. Tutto inizia con il folle gesto di Zidane, il capitano fino ad allora osannato a ogni palla sfiorata. Thomas, 30 anni, dirigente in un’azienda di giocattoli di Milano, non crede ai suoi occhi. Riconosce che «Zizou l’ha fatta grossa» e quindi il sacrosanto cartellino rosso. Ma il resto della sala si dimostra meno sportiva. «Avete rubato anche oggi». Niente di più soggettivo. Basta questo e come la Francia sul terreno di Berlino, i transalpini chiusi nel cinema-bunker del Centro culturale perdono la granitica sicurezza di vincere. Il rito della Marsigliese intonata a squarciagola prima dei rigori non ha funzionato. Stavolta il destino (la fortuna?) vuole voltare le spalle ai bleus e lo si capisce quando Trezeguet, acclamato come un eroe della Bastiglia al momento dell’ingresso in campo, sbaglia il rigore che si rivelerà decisivo. Quella traversa che respinge le speranze di gloria di Céline e dei suoi compagni di Erasmus.
La rete si gonfia per l’ultimo penalty messo a segno dall’Italia e le lacrime di Marie inzuppano la maglia numero dieci. Il tricolore, quello rosso bianco e blu, per la delusione alcuni l’hanno gettato sul prato dei chiostri di corso Magenta 63. Non dicono una parola, guai ad avvicinarsi adesso. Forse per motivi di sicurezza, i portoni sono tutti chiusi a chiave. I francesi rimangono così bloccati nei corridoi in attesa che qualcuno li faccia uscire. Un limbo di silenzio e recriminazioni. Mentre fuori esplodono urla di gioia e il rumore dei clacson a festa è un sottofondo ininterrotto. Alla fine il direttore del Centro, Jean Paul Ollivier, arriva con le chiavi e «libera» i tifosi in ostaggio. E pensare che lui domani lascerà Milano dopo 4 anni di lavoro, destinazione Kyoto in Giappone. Chissà se laggiù sfuggirà alle battute degli italiani, i rivali di sempre. Per i suoi connazionali fuori da Palazzo delle Stelline, è giunto il momento peggiore: tornare a casa e negli hotel. Nel mezzo di una città in preda al delirio. Davanti ai loro occhi il carosello azzurro è iniziato, in auto, sui motorini, a piedi. I milanesi, armati di bandiere italiane e trombette da stadio, infieriscono sugli avversari con insulti e cori beffardi: «Tornatevene a casa!». I poliziotti, appostati vicino al bar Magenta, controllano la situazione.
I galletti hanno abbassato la cresta. Il tifoso francese ora ha lo sguardo incollato sull’asfalto. Solo in pochi reagiscono agli sfottò, mentre i più sportivi - come Philippe Dumel, che lavora a Bnp Paribas e abita da tre anni in città - fanno i complimenti ai padroni di casa, freschi campioni del mondo. L’idea migliore l’ha avuta proprio Thomas, quel ragazzo che si toglie la divisa della Francia e sotto indossa una maglietta azzurra. «Devo passare dal Duomo, non si sa mai».