Trezzano, la strana parabola di «Bill e Hillary»

Hillary Clinton non è riuscita a diventare presidente degli Stati Uniti raccogliendo l’eredità di suo marito Bill. Invece a Trezzano sul Naviglio, provincia di Milano, l’impresa di trasmettere il potere per via coniugale era riuscita cinque anni fa ad una coppia meno glamour ma più solida dei Clinton: Tiziano Butturini e Liana Scundi, un amore che viene da lontano. «Invece che in discoteca ci siamo fidanzati nella federazione del Pci di Brescia», raccontò Butturini nel 2005, quando la moglie si candidò a diventare sindaco di Trezzano, ovvero il medesimo comune di cui lui era stato sindaco per nove anni, dal 1985 al 1994. E spiegò che «Liana fa politica da una vita, e negli ultimi anni è stata in prima fila nella vita amministrativa di Trezzano, da cui invece sono fuori da una vita».
Può essere impietoso oggi - con Butturini in carcere per corruzione, arrestato ieri dall’Antimafia in un’inchiesta sul cupo intreccio tra politica sporca e crimine organizzato - andare a ripescare quelle frasi, e dire che l’indagine racconta esattamente il contrario: e cioè che Butturini dalla vita della «sua» Trezzano non s’è mai allontanato davvero, se è vero che manovre e mazzette sulle delibere comunali passano ancora per le sue mani. Come è inevitabile che l’indagine lambisca anche lei, Liana, l’ex first lady diventata sindaco. Alla quale il giudice preliminare Giuseppe Gennari lascia la scelta tra due vie d’uscita una peggiore dell’altra, dicendo che in sostanza o è complice o è distratta: «Può essere che la Scundi abbia semplicemente sbagliato marito, scegliendo un millantatore che si vende il suo nome; ma può anche darsi che Butturini non sia affatto un venditore di fumo…».
Eppure - va detto - Butturini non aveva lasciato un cattivo ricordo. Nel paesone cresciuto in fretta sotto l’onda del boom economico - ancora negli anni Cinquanta qui erano cascine e campagna - il massiccio e pragmatico sindaco comunista aveva governato per quasi due lustri, sull’onda di un consenso popolare massiccio, al punto di poter sperimentare una versione locale del «compromesso storico», varando una giunta Pci-Dc. E nel biennio infernale ’92-’93, quando i sindaci dell’hinterland meridionale di Milano finivano in galera uno dopo l’altro, Butturini era rimasto alla larga dai guai. Cosa non facile, in una situazione dove persino il coordinatore di zona del Pci rastrellava tangenti.
Così, quando nel 2005 il centrosinistra cercò di riconquistare la roccaforte persa poco prima, candidare Liana Scundi in Butturini sembrò la ricetta migliore per la vittoria. E i fatti diedero ragione ai sostenitori della coppia d’acciaio. Al ballottaggio Liana Scundi sconfisse il candidato della destra, Giuseppe Russomanno, di An. E qui arriva il dettaglio che aiuta a tirare la morale dell’intero pasticcio: perché è lo stesso Russomanno che oggi viene pesantemente chiamato in causa nella stessa indagine che ha portato in cella Butturini, accusato di essersi abbeverato alle stesse casse. Perché dappertutto, ma soprattutto in quel garbuglio che è l’hinterland sud di Milano, il partito degli affari non fa banali distinzioni di colore.