Il triangolo sì, l’hanno considerato

Seni al vento, sesso continuo, stupri qua e là e nell’ultima puntata un
crescendo orgiastico Meno male che era un prodotto raffinato, curato
dalla regista di classe Cinzia TH Torrini

Maremma maiala, che polpettone! E pure un polpettone po’ porno. Alla fine dopo essersi tenuto tutto dentro, per ben sei puntate, uno sbotta e lo dice. Di fronte a Terra ribelle, la fiction di Raiuno che avrebbe dovuto raccontarci l’epopea della Maremma - malarica e selvaggia - di fine ottocento, si resta prima basiti e poi, fortunatamente, si ride. E tanto.

Sperando che per tanta ilarità non ce ne voglia il Moige. Quest’ultimo essendo un ente serio serio si preoccupa soprattutto per le grottesche scene di sesso sparpagliate nella serie, con il non recondito scopo di far audience. In effetti il Movimento italiano genitori ha le sue ragioni: solo nella puntata trasmessa l’altro ieri, il sesto episodio, si contano edificanti scene di sesso a tre, e il cattivo Iacopo che dopo essersi fatto scaracchiare in faccia da una prostituta lecca allegramente lo sputo. Nel frattempo tutte vanno a letto con tutti (nelle serate precedenti non ci si è fatto mancare nemmeno uno stupro). Per di più a casaccio e disturbando l’andamento della già esile trama, che ruota sul solito amorazzo contrastato.

Abbastanza per far pensare che se proprio nessuno, magari nella persona del direttore di rete Mauro Mazza, ha avuto il coraggio di spostare la fiction in seconda serata almeno uno stupido bollino rosso avrebbe, però, dovuto appiccicarcelo. Raiuno è sempre stata il sancta sanctorum delle famiglie, l’erede naturale di quella tv di stato in cui si discuteva delle gambe delle Kessler (delle madri badesse in confronto alle signorine di Terra ribelle)...

Eppure, diciamocelo, l’offesa contro il comune senso del pudore arriva molto dopo l’offesa al comune senso della Ragione e della Storia. La Maremma ottocentesca (la serie non ama le date precise) nella mente della regista Cinzia TH Torrini si è trasformata in uno strano incrocio tra la Tombstone di Wyatt Earp (però vista mare) e le novelle erotiche di Maupassant (con eccesso di pistole e scarsità di umorismo). Sarà colpa di quel «Th.» se ha voluto fare l’americana (ha dichiarato di amare molto Sergio Leone) o forse della necessità di vendere il prodotto all’estero, dove non gliene importa un ciuffolo della storia italiana e una bella sparatoria (e qualche tetta) è sempre meglio di niente.

Il risultato è però il seguente: un buttero è un cow-boy con il Winchester, il capitano dei carabinieri sembra Custer, i banditi portano la pistola alla Kit Carson, quella che dovrebbe essere un osteria è la brutta copia di un bordello parigino con prostitute spiumazzanti. E ancora: la malaria, un flagello che ha trasformato la Maremma in un inferno -recita una vecchia canzone popolare: «In maremma si arricchiva in un anno e si moriva in sei mesi» - serve a far fare una sudatina ogni tanto a bonazzi e bonazze, sempre che non si siano trovati un modo più divertente, e lubrico, di sudare.

Altro che fame, bonifiche e sofferenze: tutti sono aitanti, parlano un toscano educato (e molto saltuario) e hanno il proiettile sempre in canna... Dovevano proprio essere degli imbecilli intellettuali come Vincenzo Cardarelli che scriveva così: «Io nacqui forestiero in Maremma, di padre marchigiano, e crebbi come un esiliato, assaporando con commozione tristezze e indefinibili nostalgie. Non mi ricordo la mia famiglia, né la casa dove son nato, esposta a mare, nel punto più alto del paese, buttata giù in una notte come dall’urto di un ciclone, quando io avevo due anni appena». Oppure

Bartolomeo Sestini: «Tra le foci del Tevere e dell’Arno,/ Al mezzodì, giace un paese guasto... Questo suol, di Maremma il nome prende». La Maremma di Terra ribelle è invece tutta una pampa meravigliosa (forse semplicemente perché la gran parte delle riprese è stata fatta in Argentina), dove sono belle anche le paludi, alla faccia di un’altra notissima canzone popolare: «Tutti mi dicon Maremma, Maremma/ e a me mi pare una Maremma amara/ l’uccello che ci va perde la penna... sempre mi trema il cor quando ci vai/ perché ho paura che non torni mai». Ma non prendiamocela, la serie piace e gli schizzinosi siamo noi, è l’equivalente italico (con qualche chiappa di troppo) de La signora del West. Un giorno avremo anche noi la nostra Deadwood. I butteri la meriterebbero.