In Triboniano container solo per 61 famiglie

Più di trecento persone saranno sistemate nelle roulotte Ancora critiche da Fi e Lega, mentre i residenti temono che nella favelas rimarrà tutto come prima

Sotto il muro del cimitero Maggiore ci stanno almeno duecento rom. Attendono l’ora x, quando il campo attrezzato sarà praticabile e, allora, l’occuperanno. O, almeno, tenteranno di prenderne possesso. Già, su quel pezzo di terra alla periferia nord di Milano hanno messo gli occhi pure gli ex occupanti abusivi, che sperano di avere un container tutto per sé. Ma di container non ne avranno nemmeno uno: quelli che il Comune di Milano ha ordinato - i primi undici sono già arrivati da qualche giorno - saranno a disposizione solo dei 246 rom ospitati nei due mini-campi messi in piedi da Palazzo Marino.
Come dire: sessantun famiglie (46 nel campo uno e 15 nel campo due) avranno un tetto, diciamo, «regolare» e gli altri? Dove finiranno gli altri trecento e passa nomadi? «Per tutti quelli che sono arrivati in via Triboniano dopo il 2001, c’è solo un’area attrezzata e niente di più. Non possiamo fare di più. Le sistemeremo in quell’area e stop» fa sapere Pasquale Maggiore dell’ufficio Nomadi del Comune. Verità, sostiene Maggiore, che va rivelata per «evitare di creare false aspettative» come «le cifre inesatte che in questi giorni sono state fornite». Chiaro? A fianco dei due mini-campi modelli sorvegliati 24 ore su 24 continuerà a sorgere una favelas, con tanto di roulotte. «Non un campo nomadi ma una nuova baraccapoli sulle ceneri di quella che già c’era e che non esistono in alcun altro Paese civile» osserva Matteo Salvini, capogruppo della Lega. Virgolettato non solo contro «il buonismo» della giunta di Letizia Moratti ma pure contro «vescovi come Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi: se questa città avesse avuto più vescovi come Alessandro Maggiolini, be’ sono sicuro che su questi temi le cose sarebbero andare diversamente».
Valutazione provoca la dura reazione della Margherita ma anche il silenzio dei comitati dei residenti di Certosa-Garegnano e da quelli di via Triboniano, che «nonostante tutte le buone intenzioni espresse dal Comune e dai volontari della Casa della Carità di don Colmegna» reclamano «precise garanzie» per evitare quello che «ancora una volta, si prospetta un fallimento e un inutile sperpero di denaro pubblico».
E mentre i leghisti garantiscono che nel bilancio 2007 di Palazzo Marino non ci sarà un euro pro rom, «presenteremo emendamenti per arrivare agli “euro zero”», anche Forza Italia richiede un impegno «nel nome e per cento dei milanesi, non solo da parte del Comune ma pure della Provincia di Milano». Impegno che il direttivo comunale degli azzurri declina nel numero massimo di nomadi sul territorio di Milano, «non più di 1.500», e nell’individuazione «da parte dell’amministrazione Penati di 17-20 campi per 2.500 rom nei Comuni dell’hinterland». Desiderata che, precisano gli azzurri, erano già stati «formalmente» richiesti «prima che partisse il piano per Triboniano» e che, adesso, sono riproposti.
Impegni all’interno di quella «consapevolezza tra le Istituzioni» che secondo Mariolina Moioli, assessore comunale alle Politiche sociali, bisogna «costruire, coinvolgendo tutti». Replica al malpancismo degli azzurri che, avverte l’assessore, «rafforza un processo che è già stato avviato». Attendendo, comunque, il vicesindaco Riccardo De Corato continua a ribadire che «se hanno un’idea alternativa, la presentino».