Triboniano, fare «luce» è il nostro impegno

Chi pensa che a Triboniano il Comune di Milano adotti la politica della manica larga o peggio tenda ad avallare il radicamento di una «zona franca» è completamente fuori strada. Con la firma del 12 gennaio 2007 Milano è stata la prima città italiana in cui istituzioni, terzo settore e nomadi hanno sottoscritto un patto di socialità e legalità per la gestione di un campo attrezzato.
Si sono cioè date regole ben precise, come mandare i figli a scuola, mantenere puliti gli spazi, non ospitare parenti. E grazie al supporto delle forze dell’ordine e della Polizia municipale quelle norme sono state fatte rispettare. Prova ne è il fatto che recentemente quattro famiglie sono state allontanate per aver violato l’accordo. E che gli abusivi gravitanti sull’area vengono cacciati quotidianamente. Tra gli obblighi, ricordo, c’è anche il pagamento delle bollette di acqua e luce. E per dimostrare che non si scherza cito un fatto. Qualche giorno fa ad alcuni rom è stata staccata la corrente per morosità. E solo dopo aver saldato il conto, è stata nuovamente erogata. Non c’è dunque alcun allacciamento abusivo, né è stato tentato, come ha certificato Aem. Perché l’energia elettrica se la pagano loro, in base al consumo. Che poi Triboniano debba essere temporaneo è scritto nello stesso Patto.
E il fatto che in quei campi e in altri 3 autorizzati la Polizia municipale abbia già censito 302 romeni, che in base alla direttiva sui comunitari potrebbero essere espulsi per mancanza dei requisiti di autosostentamento, dimostra che non stiamo con le mani in mano. Ma su questo punto è determinante cosa verrà scritto nel prossimo «pacchetto sicurezza». Se cioè il prefetto potrà adottare allontanamenti coatti, cosa che auspichiamo, o se sarà impossibilitato a farlo, ipotesi che temiamo. Guardiamo allora all’orizzonte, anziché pestare inutilmente i piedi.
* vicensidaco di Milano