Triboniano, i rom rubano l’elettricità

Evitano di dare di matto quando un topo gli scorrazza tra le gambe. E poi la caccia al sorcio è il loro passatempo. Topi grandi così, lunghi e pelosi che schiattano con un calcio o con una bella pietra. Certo, fa impressione. Ma qui siamo a Triboniano, dove il duo De Corato and Moioli avrebbero fatto piazza pulita della favelas. Condizionale d’obbligo perché lì, alle spalle del cimitero Maggiore, si continua a vivere tra le immondizie e gli escrementi e dentro le baracche crescono i bambini.
Immagine che colpisce Matteo Salvini, presidente della commissione Sicurezza del Comune, in un blitz alle undici del mattino, «senza avvisare nessuno, né la polizia né tantomeno Palazzo Marino»: «C’è una puzza da spavento e il cesso è un fossato ai margini. Ma come hanno speso i soldi dei milanesi? Dove sono finiti quel milione e passa di euro messi a bilancio per il “risanamento” di Triboniano?». Domandina legittima, com’è pure legittimo chiedersi da dove, i rom, prendano la corrente elettrica. Soluzione facile facile: si allacciano abusivamente alla rete elettrica pubblica. Risultato? «Ogni giorno, avvengono improvvisi cali di energia e a volte manca totalmente la corrente elettrica sia nelle case che nelle strade» osserva Antonietta Spinetta, che risiede al numero 240 di via Triboniano.
Residente che ieri sperava nel decisionismo della giunta Moratti. E che oggi dispera: «Mi sono dovuta ricredere». Leit motiv che fa da mantra, da sottofondo al sopralluogo firmato da Salvini. Con una sorpresa quantomeno di troppo: «I conti di De Corato e Moioli non tornano. Sono smentiti dal conteggio fatto da Costante Ranzini, capogruppo della Lega nel parlamentino di zona. Lui, di rom, ne ha contati un centinaio di più di quelli ospitati «ufficialmente» - «se ne stanno in tende e gazebo, che in Triboniano dovevano essere spazzati via» - e, attenzione, ci sono anche tutti ma proprio tutti quelli che «erano stati espulsi per mancato rispetto del patto di legalità e di socialità».
Denuncia che Ranzini ha messo nero su bianco in una lettera indirizzata «al vicesindaco, all’assessore al nomadismo e per conoscenza al sottoscritto» rivela Salvini. Lettera finita «senza forse nel cestino della carta straccia»: «Difficile per questi amministratori ammettere di aver sbagliato, anche se ci sono le fotografie a inchiodarne le responsabilità». E le immagini mostrano i regular di Triboniano stravaccati su divani abbandonati sul ciglio della strada o su un materasso abbandonato sul marciapiedi di via Barzaghi. Fotogrammi come quelli scattati nel cuore della notte dai residenti che hanno ripreso a proteggere le loro proprietà dall’assalto dei rom.
Insomma, tutto come prima. Un’area ancora una volta ostaggio di illegalità e di degrado. Sostantivi cari a chi dopo aver firmato il patto della legalità continua a non rispettare le regole sottoscritte e, quindi, a delinquere, sporcare e offrire un tetto e un sostegno a chi non ne ha diritto. Quadretto d’insieme che spinge Salvini a reclamare le dimissioni di «Riccardo De Corato e Mariolina Moioli». Ma che soprattutto gli suggerisce di chiamare in piazza i milanesi perché «il futuro di via Triboniano non può essere quello delineato da Palazzo Marino, con tanto di solidarietà pelosa affidata alle anime belle come don Colmegna».