Via Triboniano, un quartiere in «rivolta»

Il Comune: «Abbiamo fatto la nostra parte». Tensioni al dibattito, c’è chi minaccia: «Se entrano nel mio giardino li prendo a schioppettate...»

Gianandrea Zagato

Offre una soluzione, diciamo, aritmetica. Tre campi da cento rom ognuno al posto di un solo campo che dà ospitalità a trecento rom. Proposta che fa venire l’orticaria ai milanesi e che Palazzo Marino, naturalmente, respinge. «Il presidente della Provincia travestito da professore di matematica sbaglia l’addizione: Milano non ha alcuna intenzione di aggiungere altri campi a quelli esistenti. Filippo Penati ha sbagliato il compito affidatogli dal prefetto: convincere i sindaci dell’hinterland, quasi tutti del centrosinistra, a offrire spazi ai rom che Milano sgombera».
Valutazione che l’assessore alla Sicurezza Guido Manca fa seguire dall’annuncio di aver chiesto lo sfratto per gli irregolari delle baraccopoli di via Triboniano e Capo Rizzuto. Gli abitanti che vivono a ridosso del cimitero Maggiore, a un tiro di schioppo dagli accampamenti, tirano un sospiro di sollievo, «non è questione di razzismo ma quelli là sono tanti e, poi, la condizione di degrado è davvero insostenibile». Aggettivo che è il leit motiv di chi respinge la proposta targata Palazzo Isimbardi. E che, senza tanti giri di parole, fa sapere di «essere pronto alla rivolta». Replay di immagini già viste nel passato, «allora, però, ci convinsero con le parole che stavolta non bastano più». Applausi dagli arrabbiati, che non negano «di essere pronti al gesto ecclatante. Quale? Be’, se entrano nel mio giardino li prendo a schioppettate». Uscite di troppo nell’auditorium del quartiere, dove - per sessanta minuti - davanti ai cittadini si svolge il faccia a faccia tra Penati e Manca. Con don Virginio Colmegna che reclama «un monitoraggio del problema e non il mero controllo e il Comune che, dati alla mano, dimostra di aver già «monitorato» in data 17 maggio i campi di Triboniano e Capo Rizzuto. Come dire: non ci sono dubbi sulla necessità di «sfoltire le indesiderate presenze» garantendo, naturalmente, i regolari che «il Comune conosce persona per persona». Ulteriore dimostrazione che «Palazzo Marino ha fatto la sua parte, che ha speso fin troppo per i nomadi, capaci solo di creare problemi, e che i cittadini vogliono allontanarli per poter così ripristinare la legalità».
Richiesta di legalità per sanare le ferite aperte dalle baraccopoli, dove i bambini giocano con i topi e migliaia di rom vivono senza acqua, luce e servizi. Immagine di un’emergenza che la Provincia è chiamata a affrontare «non per creare nuovi campi nel cuore della città» ma per «spalmarli fuori dai nostri confini». Concetto che Manca ripete tra i cenni d’assenso degli abitanti spesso scesi in strada per protestare contro l’indesiderata presenza «destinata a diventare esplosiva» e che Penati affronta «annunciando di aver trovato nuove aree per l’ospitalità ma a Milano». Posizione che il presidente della Provincia difende come «soluzione alternativa condivisa dalle associazioni di volontariato e di cittadini presenti all’assemblea».
Peccato, però, che la condivisione di quest’ultimi riguardi solo l’area di Triboniano, quella dove già Palazzo Marino ha deciso di ristrutturare con una spesa da un milione di euro. Soluzione che, in verità, pure Penati fa sapere di condividere - «impegnandoci anche a stanziare fondi» annuncia - ma a patto che il Comune faccia propria la strategia imposta dalla Provincia, quella «programmazione» che, concretamente, «per risolvere un problema così delicato» il presidente traduce «in tre campi, ognuno da cento persone». Moltiplicazione del problema solo per l’amministrazione del centrodestra che, per sensibilità, ha già dato e che non intende, «mai più» scandisce Manca, offrire ospitalità agli irregolari.

Annunci

Altri articoli