«Triboniano, restano solo i regolari»

Ultimato il campo dei bosniaci. Manca: «Penati mantenga i suoi impegni»

Gianandrea Zagato

«Qui resteranno solo i regolari». Parola di Guido Manca, che inaugura «una piccola grande opera» in via Triboniano: «Piccola grande opera perché noi facciamo, non chiacchieriamo mentre gli altri vaneggiano di villaggi eco-solidali» aggiunge l’assessore comunale alla Sicurezza. Fatti che si traducono nella ristrutturazione dell’area bosniaca, con allacciamenti idrici e fognari per qui nomadi che vi stazioneranno e che già, avverte l’assessore, «hanno fatto i contratti per l’energia elettrica».
Impegno mantenuto anche «con otto container in un’area di duemila metri quadrati, con bagni all’interno di ogni container e pure all’esterno: uno ogni due famiglie, perché sappiamo che saranno ospitate famiglie numerose». Fotografia di un’area «tutta vostra» spiega Manca tagliando il «nastro»: «Mi raccomando, non danneggiate niente perché danneggereste un bene tutto vostro che Palazzo Marino vi mette a disposizione». Applausi dei settanta nomadi regolari, mentre la vicina area occupata dai rom d’origine rumena è prossima allo sgombero per continuare i lavori di manutenzione: «Cinque-seimila metri quadrati per lavori che dureranno circa sei mesi. Fase non facile, dove chiariamo la parte abusiva bruciata non sarà utilizzata poiché di proprietà delle Ferrovie dello Stato». Secondo il progetto presentato da Manca nella seconda area di via Triboniano saranno ospitati «duecentottanta nomadi rumeni che, durante i lavori, saranno ospitati provvisoriamente in altro spazio adiacente».
E, avverte l’assessore, «resteranno qui solo i nomadi che hanno titolo per starci. I clandestini dovranno andarsene. Chiederemo poi al presidente della Provincia, Filippo Penati, di trovare aree nei comuni limitrofi, poiché Milano come sostenuto anche dall’ex prefetto Bruno Ferrante ha già fatto abbastanza». Invito che coinvolge anche una soluzione definitiva «per i rom ospitati dalla Provincia in uno scantinato di via Varanini, sempre in territorio milanese».