Triboniano, scoperte 12 famiglie che possedevano già una casa

Moioli: «Chi ha un alloggio non troverà posto nel nuovo campo Serve un patto politico per affrontare il fenomeno dei rom»

Vivevano in una roulotte, eppure avevano già una casa. Se l’erano comprata negli anni, passati nel campo di via Triboniano. E ci sarebbero rimasti anche dopo il restyling avviato dal Comune, che da lunedì ha iniziato a consegnare le chiavi dei primi container a 33 capifamiglia che hanno sottoscritto il Patto di socialità e legalità. Ma sono stati scoperti e verranno cacciati. Primo effetto del monitoraggio che Palazzo Marino ha avviato per far sì che nel «nuovo Triboniano» restino solo le famiglie che ne hanno davvero diritto. I controlli saranno serrati: firmando il Patto i nomadi hanno accettato che il Comune effettui «accertamenti socio-reddituali» sulla propria famiglia, e «qualora dovesse emergere che, in Italia o in Romania, siano proprietari di immobili o titolari di contratti di affitto», perderanno di diritto lo spazio assegnato. A garanzia dei residenti, l’assessore ai Servizi sociali Mariolina Moioli ieri in Commissione Politiche sociali a Palazzo Marino ha assicurato che l’esperimento del campo «regolamentato», anche se ridimensionato, «sarà provvisorio, e andremo verso la riduzione costante delle 600 presenze». Accanto ai container, nel «campo 2» verranno collocate le roulotte («ci saranno attacchi per la luce ma il sindaco non vuole allacciamenti del gas») e nella terza area ci saranno presidi per la sicurezza e attività sociali». La parte potrebbe diventare «a verde pubblico, per tutti i cittadini». In via Triboniano sarà presente «24 ore su 24 un presidio delle forze dell’ordine e dei vigili urbani». Per la notte, il vicesindaco e assessore Riccardo De Corato sta studiando un sistema di illuminazione del campo a giorno. I rom dovranno rispettare regole di convivenza con il quartiere, come «l’impegno a non disturbare con rumori o musiche ad alto volume, soprattutto nelle ore serali e notturne», a «non tenere comportamenti che possano portare a litigi e violenze, come uno stato di ubriachezza». L’assessore sottolinea inoltre che «non si può vivere senza lavorare. Approfondiremo questo aspetto e ciascun rom dovrà costruirsi un proprio lavoro, anche col nostro aiuto». Bisogna «spogliare questo problema di ogni strumentalizzazione politica», aggiunge. Per affrontare il problema «ci sarebbe bisogno di 10 sindaci illuminati nei Comuni della provincia, solo così potremmo liberare la città da una presenza di rom così massiccia. Non ci sono solo Triboniano o San Dionigi, ma un’infinità di campi più piccoli in terreni privati». Manca, sostiene, «una programmazione delle presenze sul territorio nazionale, è una mancanza grave da parte del Governo, noi non abbiamo la competenza e l’autorità per dire ad altri Comuni che devono prendersi in carico una quota di nomadi. Dopo i proclami, occorre dal Governo un impegno concreto. Vedremo quali proposte e risorse metteranno in campo». Moioli infine si augura «un patto politico tra maggioranza e opposizione su un fenomeno che altrimenti è difficile governare».
Non erano presenti in commissione, come hanno sottolineato anche i consiglieri dell’Ulivo, «né il capogruppo della Lega Matteo Salvini, né quello di Forza Italia Giulio Gallera, ormai è chiara la posizione del Carroccio e di molti forzisti sui nomadi». L’opposizione ha chiesto ufficialmente «che il Piano rom sia votato al più presto in consiglio comunale, come segno di discontinuità con il passato». Domani la Commissione congiunta Politiche sociali, Sicurezza e Salute farà un sopralluogo in via Triboniano per constatare lo stato dei lavori.