Al tribunale dell’Aja la denuncia per «omicidio colposo»

«Dov’è Maria?». La domanda arriva dal presidente del Comitato Internazionale per i diritti umani che chiede a gran voce prove dello stato di salute attuale di Maria. Yasmin von Hohenstaufen, ha presentato una denuncia per l'ostinata resistenza a dare prova dello stato di salute della piccola al centro di un contenzioso, nato dal rifiuto della famiglia Giusto di consegnare alle autorità bielorusse, secondo un accordo consolidato, la piccola Maria che era stata violentata nell’internat di Vileika. Destinatari della denuncia sono il Presidente del Consiglio superiore della magistratura e il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La denuncia è stata depositata al Tribunale dell'Aja e a Strasburgo, per presunto sequestro di persona nei confronti di minore, presunta violenza psicologica e concorso in istigazione al suicidio o presunto omicidio colposo della piccola Vika, presunto concorso in ricorso a tecniche di lavaggio del cervello. «In relazione alle dichiarazioni delle due psicologhe italiane che sono rientrate in Italia, senza dare alcuna prova pubblica ed ufficiale dell'esistenza in vita della piccola Viki o delle sue condizioni» il Comitato Internazionale diritti umani ha dichiarato «che le stesse non hanno alcuna legittimazione nel dare assicurazioni o a decidere quale sia il bene di Maria essendo state parte attiva di una procedura pedagogicamente opinabile che avrebbero dovuto deontologicamente ricusare».
E a lanciare un appello è anche Alessandro Giusto che vorrebbe sapere se Maria ha chiesto dei suoi «genitori». «Siamo disperati e vogliamo vedere Maria al più presto possibile, o almeno sentirla, soprattutto per lei. Pensiamo che stia soffrendo per la lontananza forzata da quella che lei ritiene la sua famiglia», dice Alessandro Giusto alla richiesta di un commento sulle notizie riportate dalla Bielorussia dalle due dipendenti della Asl e riferite al tribunale dei minori.
«Noi chiediamo - riferisce - che alla bambina venga spiegato che noi non l'abbiamo né abbandonata né tradita perché abbiamo timore che possa iniziare a sentirsi tale».
Alessandro Giusto che è molto provato dalla lontananza dalla bambina, chiede di poterla raggiungere insieme alla moglie Maria Chiara Bornacin e tranquillizzarla. «Se non possiamo andare noi in Bielorussia - afferma - chiediamo che possa andarci qualcuno della nostra famiglia o, quanto meno, il sindaco di Cogoleto o il parroco del nostro paese o una persona a lei vicina e che conosce». «Inoltre - aggiunge - chiediamo che venga autorizzata una spedizione, da parte delle autorità italiane, dei parlamentari che ne hanno fatto richiesta». Alessandro Giusto conclude: «Crediamo che sia opportuno chiedere alla bimba quale sia la sua volontà e, di conseguenza, rispettarla».