Il tribunale dice no, Sabrina resta in carcere

Taranto«Sono innocente, fino alla fine lo proverò».
La decisione del tribunale del Riesame che ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa rimbalza oltre le sbarre della cella in tarda mattinata e lei, Sabrina Misseri, 22 anni, accusata dal padre Michele di aver ucciso la cugina Sarah Scazzi strangolandola con una cintura, continua a ribadire che con il delitto non c’entra nulla. I suoi avvocati, Vito Russo ed Emilia Velletri, raccontano che «ha avuto la reazione di una persona che è estranea ai fatti» e annunciano che adesso «è ancora più combattiva». Ma ieri la ragazza ha avuto una crisi di pianto rifiutando il cibo e l’ora d’aria. «Papà mi ha incastrata», ripete la 22enne, che fuma in continuazione e viene tenuta sotto stretta sorveglianza da cinque agenti che si alternano nell’arco della giornata. Si teme che possa compiere qualche gesto disperato.
E Michele Misseri, nell’ultimo interrogatorio nel 5 novembre scorso, ha raccontato che la figlia Sabrina non aveva timore che si scoprisse la sua partecipazione all’omicidio. Alla domanda specifica degli investigatori, Michele risponde: «Lei sai cosa diceva a me? “Papà è troppo bravo, non lascia piste”. Ma il telefonino - aggiunge il contadino - l’ho portato con me».
I difensori si preparano a dare battaglia per smontare l’impianto accusatorio, ma l’orientamento del tribunale del Riesame costituisce un tassello importante per le indagini sull’orrore di Avetrana. «Prendiamo atto della decisione - dice il procuratore di Taranto, Franco Sebastio - ma ricordiamoci comunque che si tratta di un provvedimento interlocutorio». Il magistrato invita alla cautela: «Esiste una presunzione di innocenza prevista dalla nostra Carta costituzionale, è giusto che ci siano valutazioni e controlli su quello che fanno gli inquirenti, rientra nelle regole del gioco». E poi precisa: «Non si tratta di essere soddisfatti o meno, anche quando si deve decidere un arresto può capitare di non dormici la notte».
Per il momento è stato depositato solo il dispositivo della sentenza. Le motivazioni dei magistrati del riesame saranno rese note invece entro cinque giorni. «Se Sabrina è colpevole è giusto che rimanga dentro», dice fredda la madre di Sarah, Concetta Serrano Spagnolo. «Non provo odio ma molta pena, da giorni non ho rapporti con l’altra famiglia», aggiunge questa donna che per 42 giorni si è aggrappata a un sottile filo di speranza spazzato via quando dalla cisterna tra Erchie e San Pancrazio Salentino «zio Michele» ha fatto trovare il cadavere della nipote quindicenne.
«Non mi sento di giudicare e neanche di perdonare», prosegue Concetta prima di soffermarsi sulla confessione di Michele che secondo lei «ha iniziato a dire la verità» mentre la sorella, Cosima, «deve ancora dire qualcosa». Infine la madre, testimone di Geova, rivolge un pensiero alla figlia: «Sono certa che Sarah è viva e un giorno la riabbraccerò».
Gli avvocati di Sabrina hanno tentato di smontare le conclusioni emerse dall’autopsia eseguita dal professor Luigi Strada e anche le ultime testimonianze, tra cui quella di una donna alla quale la cugina di Sarah dopo l’arresto del padre avrebbe rivelato: «Papà ha confessato, io sono stata più brava». Secondo i difensori i tabulati telefonici smentiscono però questa ricostruzione.
«Lo sapevamo da parecchi giorni che doveva andare così, per noi non è una novità», taglia corto Cosima, l’enigmatica mamma di Sabrina.
Intanto, le indagini vanno avanti. E nuovi elementi potrebbero arrivare dagli accertamenti tecnici dei carabinieri del Ris su tre cinture sequestrate in casa Misseri. Gli esami cominceranno domani: se dovessero essere rilevate tracce delle cugine potrebbe trattarsi di un indizio decisivo, così come sarà fondamentale l’incidente probatorio con l’interrogatorio di zio Miché fissato per venerdì prossimo. L’agricoltore sarà ascoltato alla presenza delle parti, le sue parole avranno valore di prova e in aula ci sarà anche Sabrina: non è previsto un confronto perché la ragazza dovrà rimanere in silenzio. Ma per la prima volta dopo l’arresto, padre e figlia potranno guardarsi negli occhi.