Il tribunale: l’astice in ghiaccio è maltrattamento

L’uomo ricorrerà in Cassazione: «I miei crostacei stanno bene»

Marino Smiderle

da Vicenza

Buono, buonissimo quell’astice. Camillo Scalesia, 34 anni, titolare del ristorante «La conchiglia d’oro» di Vicenza, sa come si trattano i crostacei. Da morti. Peccato che un suo cliente occasionale, militante di Greenpeace, abbia avuto da ridire su come il ristoratore vicentino li trattasse da vivi. Male, secondo il paladino dei diritti degli animali. Già, perché, per dimostrare che in questo locale tutto si fa a regola d’arte, Scalesia ha avuto la bella idea di mettere in bella mostra gli astici che, di lì a poco, sarebbero finiti sui piatti dei clienti. Si muovevano su una vasca di ghiaccio, vivi, ovviamente, perché qualsiasi amante della buona cucina sa che gli astici devono essere messi in pentola poco dopo essere stati ammazzati. Già, però, ha pensato mister Greenpeace, anche loro hanno diritto a vivere bene anche negli ultimi istanti. Così ha segnalato il fatto all’Enpa, che a sua volta ha presentato denuncia. Il giudice ha dato ragione ai ricorrenti: 688 euro di multa al bravo, ma «crudele», ristoratore.
A Vicenza il locale è conosciuto e apprezzato. Logico che questa sentenza di condanna, pronunciata dal giudice Francesca Carli, abbia fatto molto discutere. Scalesia, assistito dall’avv. Angelo Bazzea, non l’ha presa bene. «Io credo che garantire la freschezza del prodotto non sia certo una colpa - afferma - ma un preciso obiettivo di chiunque faccia questo mestiere».
La vicenda si trascina dal 2002, quando il militante di Greenpeace diede il la alla denuncia. «Abbiamo inutilmente tentato - ha spiegato l’avvocato Bazzea illustrando la strategia difensiva - a sostenere che le pene per i maltrattamenti su animali sono state inasprite nel 2004 e non potevano quindi essere applicate nel 2002. Un vuoto legislativo su cui si dovrà pronunciare la Cassazione, anche se di mezzo c’è la prescrizione».
Il ristoratore, infatti, non ha pagato i 688 euro e ha presentato ricorso in Cassazione. Se perde, questa storia gli costerà una cifra. Ma ne ha fatto una questione di principio. I giudici di Cassazione dovranno quindi pronunciarsi su questa delicata questione. E magari dire chi ha ragione tra i giudici di Vicenza e quelli di Aosta. Sì, perché il titolare di una pescheria di Aosta, al quale i militari della capitaneria di porto avevano contestato il maltrattamento di alcuni astici lasciati vivi in un contenitore di polistirolo, in pochissima acqua e privo di sistema di refrigerazione, era stato condannato proprio per maltrattamento di animali. Nella sentenza di condanna era stata accolta la tesi della capitaneria, secondo la quale la conservazione degli animali vivi in ghiaccio, con conseguente «riduzione del metabolismo associata a ipoestesia sensoriale», avrebbe evitato loro inutili sofferenze. Più che la Cassazione, dovrebbero pronunciarsi gli scienziati.