Il tribunale di Parigi impone un rinvio alla fusione Suez-GdF

I fondi azionisti sono sempre più contrari all’operazione. Knight Vinke definisce «totalmente inaccettabili» le condizioni

Paolo Giovanelli

da Milano

Nuovo intoppo sulla strada della fusione tra Suez e Gaz de France: il Tribunale di Parigi ha infatti imposto il rinvio del cda di Gdf che doveva tenersi oggi per dare il via all’operazione e convocare l’assemblea degli azionisti, accogliendo così il ricorso del Comitato dei dipendenti di Gdf. I rappresentanti sindacali affermano di non essere sufficientemente informati su concambi, riflessi sull’occupazione e piano industriale. Il Tribunale ha anche proibito al cda di prendere decisioni sulla fusione fino a che il comitato sindacale dell'azienda non avrà dato il suo parere in proposito. La società ha presentato immediatamente appello: una decisione era attesa per ieri in tarda serata. Il titolo Suez ha così chiuso in calo dello 0,8% e quello Gdf dell’1,4%. Se il tribunale confermerà il rinvio della riunione del cda, i due gruppi difficilmente potranno convocare le assemblee prima di gennaio e la fusione diverrebbe operativa a ridosso delle elezioni francesi, cosa che i due vertici volevano evitare, perché aumenterebbe il rischio di fallimento.
Gli azionisti contrari alla fusione stanno intanto affilando le armi. Il finanziere belga Albert Frere, che è il principale socio di Suez con l’8%, ha detto che voterà contro la fusione se non verrà aumentato il previsto dividendo straordinario di un euro. Il ministro delle Finanze francese, Therry Breton, ha ribadito ieri che la fusione non si farà se gli azionisti privati si mostreranno troppo esigenti. Ma gli azionisti privati sembrano essere d’accordo con lui: la fusione potrebbe anche saltare. Venti soci istituzionali che detengono non meno del 15% del capitale di Suez in circolazione, sostiene il fondo americano Knight Vinke, non sono d’accordo sui termini della fusione. Knight Vinke afferma che «i termini proposti per la fusione sono totalmente inaccettabili. Il cda non deve avere dubbi di alcun genere sulla nostra posizione» afferma una lettera inviata ai vertici dei due gruppi e al ministero delle Finanze francese. «Lo Stato francese otterrà il controllo di fatto di Suez senza corrispondere il premio di controllo - afferma il fondo Usa - la formazione di un “gruppo di controllo” che rappresenta oltre il 40% del capitale è stata comunicata in modo chiaro ed esplicito solo di recente nel corso di audizioni al Senato francese. Tra i maggiori broker esistono stime differenti sulle singole valutazioni di Suez e Gdf che vanno da 8-9 miliardi di euro. Questa differenza non potrà essere compensata nemmeno con un dividendo straordinario di 3,5 euro. I vertici di Suez non dovrebbero esitare a rifiutare la fusione nel caso in cui Gdf non voglia o non possa accettare condizioni soddisfacenti».