Tribunale senza causa: ha cinque giudici per 0,27 processi al giorno

La procura più piccola d’Italia: 493 procedimenti tra sezione civile e penale in un anno. Il presidente: "Qui tutti fanno tutto. Ma lavorare così ha senso?"

Orvieto (Terni) - L’aula d’udienza sembra un teatrino d’epoca o un’antica farmacia trasformata in museo. Alle 13 di un giorno qualunque le sedie sono vuote. Immobili. Silenziosissime. «In questo locale - sussurra premuroso l’impiegato - si celebrano i processi un paio di volte alla settimana». La porta a vetri sigilla di nuovo quell’ambiente rarefatto come una teca, si attraversa un cortiletto, con vista sui panni stesi in alto alle finestre, e si raggiunge l’edificio principale del «Tribunale condominiale», costretto a dividere gli spazi con un grappolo di famiglie asserragliate all’ultimo piano.

Avvocati, impiegati, testimoni, imputati: stanno tutti in un fazzoletto, un saloncino formato foyer. Non ci sono gli spazi smisurati, le prospettive dechirichiane e le sciatterie che si registrano quotidianamente a Milano e Roma. Qua, il più piccolo tribunale della penisola - spalla a spalla con quello di Mistretta in Sicilia - è un specchio che riflette ordine, gusto ed efficienza. Gli scaffali alle pareti sono ordinati, le segretarie gentili, perfino gli imputati sorridono. Sembrano tutti sul punto di accomodarsi ai tavoli per una cena conviviale, invece di quando in quando il cancelliere si affaccia alla porta e chiama i processi che vanno avanti a rullo compressore nella grande aula.

Il pubblico ministero multiuso Flaminio Monteleone esce un istante: «È da 6 ore che discuto processi. Droga. Furti. Esportazione clandestina di quadri». Monteleone afferra i pantaloni che ballano vistosamente: «Per sette-otto mesi fino a maggio sono stato solo in questa città. Ero di turno 24 ore su 24, compresa la domenica, Natale, Pasqua e tutte le feste comandate. Pregavo che non succedesse niente e mi è andata bene». Neanche un omicidio. Ma lo scoppio di una fabbrica con tre morti, le rapine sull’Autostrada del sole, l’arresto di Fabrizio Corona, i rifiuti di Napoli in discarica.

Certo, i numeri sono quelli che sono: il tribunale - secondo i dati del Csm aggiornati al 23 ottobre 2006- offre giustizia a 55.594 utenti. L’equivalente di un quartiere di Milano o della capitale. Al 23 ottobre 2006 i procedimenti penali pendenti, come dicono gli esperti, erano solo 312 - contro i 343 di Mistretta - quelli sopravvenuti, insomma i fascicoli nuovi, 331 - contro i 341 di Mistretta. Ha senso per lo Stato tenere aperto un presidio dalle misure lillipuziane? I giudici sono cinque come le dita di una mano, ma la pianta organica ne prevede sei. E per sopravvivere e non perdersi nel labirinto delle incompatibilità, il presidente Edoardo Cofano, un signore dai modi garbati e dal polso di ferro, ha inventato una sorta di meccanismo a incastri che funziona a meraviglia: «Un giudice del civile fa il gip, un altro il gup e un altro ancora scrive le sentenze collegiali». Tradotto in italiano: tutti fanno tutto.

Nel 2007 le sentenze civili sono state 224, senza contare i provvedimenti del lavoro, affidati alla quinta toga. «Sono cinquanta-sessanta a testa, un numero contenuto - spiega Cofano - perché si ritiene che un giudice del civile possa scrivere almeno un centinaio di provvedimenti l’anno, ma naturalmente dobbiamo tenere conto della realtà di qui». Meticcia. «Quest’anno comunque faremo di meglio - aggiunge con un pizzico di orgoglio - perché nei primi sei mesi del 2008 abbiamo prodotto 172 sentenze contro le 102 dell’anno scorso». Nel penale, invece, i verdetti arrivati nel 2007 sono stati 269, quasi tutti monocratici. «Qui - riprende Cofano - le inchieste si fanno in pochi mesi, i processi in un paio d’anni, la prescrizione e l’arretrato non sappiamo cosa siano. Certo, se il Tribunale di Orvieto scomparisse o diventasse una sede staccata di quello di Terni, lo Stato risparmierebbe, ma i calcoli esatti sono difficili».

Il Procuratore Francesco Novarese, arrivato pochi giorni fa dalla Cassazione a rompere l’isolamento di Monteleone, la prende da lontano: «In Italia bisogna riformare il processo: nullità, notifiche, competenza. E va sfoltito il catalogo dei reati. A quel punto si potrebbe anche ridisegnare la mappa delle circoscrizioni». Sempre sotto esame, sempre intoccabili. E magari abolire quei piccoli tribunali la cui sopravvivenza è perorata da almeno trent’anni da uno stuolo di deputati, avvocati, autorità varie. «Il bacino ideale è quello compreso fra i 250 e i 500mila abitanti». Dunque, secondo Novarese si dovrebbe dividere in quattro Milano e cancellare con un tratto di penna Orvieto, Tortona o Tolmezzo. «Ma per l’economia della nostra città - spiega il presidente dei 114 avvocati Sergio Finetti - sarebbe una mazzata. Pensi solo ai consulenti del tribunale». Così, le forbici s’impugnano ai convegni. Poi tornano in un cassetto.