Tribunali da incubo: 10 anni per una sentenza

RomaLa vita di una causa civile è lunga, lunghissima. Quasi dieci anni per arrivare ad una sentenza definitiva, superando i tre gradi di giudizio. E questo con 5 milioni e 800 mila liti pendenti, una zavorra ben difficile da smaltire.
Non si tratta di una stima approssimativa, ma della fotografia fedele dell’esistente fatta per la prima volta dall’Ufficio statistiche del ministero della Giustizia per il triennio 2006-2008.
«Bisogna dire che in genere le previsioni fatte dall’Istat o da altri - spiega il capo della direzione, Fabio Bartolomeo - sono tendenzialmente più alte perché tengono conto delle pendenze che aumentano. Ma stavolta la durata effettiva che abbiamo misurato coincide con quella prospettica». Una conferma che non ha nulla di confortante.
Lo studio di via Arenula dice che in media la lite civile si trascina per 3 anni in tribunale, per 3 anni e 3 mesi in corte d’appello (dove si registrano le performance peggiori, con un aumento della durata nel triennio del 29 per cento) e per più di 3 anni in Cassazione. In primo grado le cose posso andare meglio se si va davanti al giudice di pace, che decide in un anno e mezzo. Ma si scopre che in tribunale un’esecuzione immobiliare dura almeno 3 anni e 4 mesi e non bastano 9 anni per un creditore che deve recuperare denaro da un fallimento.
Anche questo studio accerta che in Italia non c’è uniformità geografica dal punto di vista del funzionamento degli uffici giudiziari. «Le differenze territoriali pesano - dice Bartolomeo - si va dai 2 anni nei tribunali di Torino ai 2 anni e 5 mesi di Milano, dai 2 anni e 9 mesi di Roma ai 3 anni di Napoli, fino ai 4 di Messina».
I tempi da record negativi della giustizia fanno male all’economia, spaventano gli investitori stranieri e costano alle aziende italiane cifre da capogiro: secondo la Confartigianato oltre 2 miliardi e 200 milioni di euro l’anno.
C’è però una novità: da marzo sarà obbligatorio ricorrere ad una strada alternativa a quella giudiziaria, la conciliazione, per la maggior parte delle cause civili, dalle liti di condominio ai risarcimenti per Rc auto, dalle questioni di eredità a quelle di affitto. Il tentativo di mediazione durerà 4 mesi e dopo, se non si è raggiunto l’accordo, si andrà davanti al giudice.
«Per noi - spiega il sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Alberti Casellati - è molto importante questo allargamento della conciliazione, prima limitato ad alcune cause. Cercare di definire bonariamente le liti civili è un modo per cambiare la mentalità degli italiani, particolarmente litigiosi dal punto di vista giudiziario. Speriamo che si inneschi un processo culturale che porti a non invocare sempre il responso del giudice, affollando i tribunali. In Usa e in altri Paesi ci sono stati ottimi risultati».
Le Camere di commercio si occupano della conciliazione dal 1998 e finora quelle accreditate sono 55, più della metà dei 109 organismi iscritti nell’elenco dei mediatori. Ma si preparano a rivestire questo ruolo (con specifici corsi di formazione) anche istituti privati e categorie professionali, a cominciare da quelle di avvocati e commercialisti.
Sono grandi le aspettative per questa nuova soluzione delle cause civili. La previsione del ministero della Giustizia è che possano accedere alla conciliazione tra le 800mila e il milione di cause, nel primo anno. Di queste, si calcola che potrebbe arrivare al successo della mediazione il 60-70 per cento, anche più dell’80 per cento se si tratta di una via imboccata volontariamente. Gli uffici delle Camere di commercio hanno rilevato un aumento nel tempo degli arbitrati, già previsti per le cause societarie, e questo appare un segnale positivo.
Rimane, però, il freno tirato dell’enorme carico di pendenze. Considerato che il numero di cause in entrata e in uscita nel civile è quasi uguale, se si riuscisse a smaltire il peso del passato si potrebbe incominciare a riorganizzare gli uffici, fissare dei tempi contingentati per le cause e dei livelli di produttività definiti per i magistrati. «Per questo - dice il sottosegretario Casellati - il governo sta lavorando da mesi ad un piano straordinario di smaltimento dell’arretrato. Lo avevamo già presentato con la manovra economica, ma le commissioni parlamentari hanno richiesto più tempo per valutarlo. Speriamo, però, che il disegno di legge possa essere approvato per la primavera, quando partirà la conciliazione. Sul civile ci sono meno tensioni politiche che sul penale e dovrebbe essere più facile trovare un accordo bipartisan».