Trichet ai banchieri: «Stop ai bonus Pensate ai bilanci e alle imprese»

ITALIA Faissola (Abi): 20 miliardi di perdite su crediti a fine 2009. Industria, in crescita fatturato e ordini

Di solito, Jean-Claude Trichet non ha il vezzo della citazione colta. Ma ieri, il presidente della Bce si è concesso uno strappo alla regola: «Lasciarsi andare all’eccesso può condurre alla rovina». Ben fatto: citare Goethe per bacchettare i banchieri, tornati all’antico vizio dei super bonus mescolati con gli stipendi d’oro, però sempre col braccino un po’ troppo corto quando devono allargare la borsa del credito. L’Eurotower ha da tempo un occhio critico verso le banche, mai perse di vista durante i mesi della recessione. Aiutate, soprattutto. Con risorse complessive pari al 26% del Pil della eurozona. Anche la Bce non si è risparmiata: l’ammontare dei finanziamenti messi a disposizione è superiore del 60% ai livelli pre-crisi.
Questo fiume di denaro è stato canalizzato verso il sistema creditizio «per il ruolo che le banche svolgono all’interno dell’economia e non per loro stesse», ha ricordato Trichet. Un punto fondamentale, che dovrebbe convincere i banchieri dell’esigenza di «un cambio di mentalità». In cui la priorità è quella di risanare i bilanci e rafforzare i patrimoni proprio perché «è presto per dire che la crisi è superata». E per non dimenticare che, come tutte le medicine, anche la liquidità a buon mercato rischia di creare assuefazione. Seppur a piccoli passi, l’istituto centrale sta preparando il terreno per la propria exit strategy. Ieri, infatti, la Bce ha varato un’altra mini-stretta sui prestiti: sarà doppio il rating di valutazione del credito richiesto sui titoli garantiti da attività finanziarie che gli istituti cedono come collaterale. Una maggiore attenzione ai bilanci passa ovviamente anche dal rafforzamento delle risorse, ottenibile pagando «bonus e stipendi contenuti».
Grazie a conti in equilibrio, sottolinea inoltre Trichet, sarà più agevole erogare prestiti. Un tasto dolente per le banche, accusate più volte negli ultimi mesi di aver scarsa considerazione per le imprese, specie le più piccole. Quelle italiane respingono ogni addebito. Lo fa implicitamente il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, nel ricordare che «le perdite su crediti a fine anno saranno circa 20 miliardi, rispetto ai circa 11 miliardi di euro dei primi nove mesi».
Con o senza il puntello bancario, le aziende tricolori sembrano comunque migliorare: in settembre il fatturato è cresciuto del 2,3% su agosto e gli ordini del 5,2%. «La ripresa si sta rafforzando e questi dati lasciano prevedere anche per i prossimi mesi una tendenza positiva», ha commentato il ministro Claudio Scajola. Secondo Emma Marcegaglia, leader di Confindustria, si tratta di «piccoli miglioramenti positivi che vanno comunque segnalati e rafforzati: c’è però molta strada da fare».