Trichet gela i mercati e l’euro va a picco

Ma la stretta è solo rinviata: arriverà nella riunione di giugno a Madrid

Rodolfo Parietti

da Milano

Una sola frase, ma sufficiente a smontare l’ipotesi prevalente sui mercati e a rimescolare le carte sulle strategie di politica monetaria: l’attesa legata a un rialzo dei tassi europei in maggio «non corrisponde al punto di vista della Bce». Linguaggio diretto e senza sfumature, quello usato ieri da Jean-Claude Trichet durante la conferenza stampa organizzata al termine della riunione in cui l’Eurotower, come ampiamente previsto, ha lasciato invariato il costo del denaro al 2,50%. Talmente chiare, le parole del presidente dell’istituto di Francoforte, da provocare una reazione da manuale sul mercato valutario, con l’euro che a stento ha resistito sopra quota 1,22 dollari dopo aver toccato un massimo di giornata a 1,2334.
Per i ministri dell’Economia dell’eurozona, da oggi impegnati per il vertice dell’Eurogruppo e poi nell’Ecofin informale, le indicazioni fornite da Trichet sono rassicuranti: una stretta più ravvicinata, soprattutto se seguita da un altro giro di vite al credito, avrebbe potuto avere un impatto negativo su una ripresa ancora incerta, seppur destinata a rafforzarsi e ad ampliarsi nel secondo semestre sulla base delle aspettative del banchiere centrale francese.
Questo ragionamento ha evidentemente meno valore sui mercati, dove fino a ieri si scommetteva almeno sul mantenimento dello spread fra i tassi europei e quelli americani, attualmente al 4,75% ma destinati probabilmente a posizionarsi al 5% in occasione della riunione di maggio della Federal Reserve, soprattutto se i dati di oggi sul mercato del lavoro andranno nella direzione prevista dagli analisti (190mila nuovi posti). Il punto è però capire che cosa accadrà a partire da giugno, mese in cui la lunga fase di restringimento delle redini monetarie Usa potrebbe concludersi, come peraltro anticipato da alcuni esponenti della stessa Fed.
Ieri Trichet ha in modo altrettanto chiaro fatto capire che la Bce intende muoversi proprio a giugno, quando l’istituto si riunirà a Madrid. «Nessuna regola esclude di alzare i tassi quando siamo lontani da Francoforte», ha spiegato. Ancora sotto controllo le spinte provenienti dalle rivendicazioni salariali (argomento usato nei mesi scorsi dai governi Ue per invitare la Bce alla cautela), l’esigenza di alzare le leve del costo del denaro risponde all’esigenza di bilanciare l’eccesso di liquidità (provocato proprio da una politica monetaria accomodante, ha ricordato Trichet), così da impedire la formazione di spinte inflazionistiche. «Eventuali ulteriori aumenti dei prezzi del petrolio», nonché gli aumenti annunciati dei prezzi amministrati e delle imposte indirette consigliano prudenza, malgrado i dati Eurostat di marzo abbiano messo in luce un rallentamento dell’indice al 2,2% tendenziale dal 2,3% di febbraio e dal 2,4% di gennaio.
Non sarà però la volatilità di un solo dato economico a condizionare le scelte della Bce, quanto piuttosto la serie di nuove statistiche che l’Eurotower avrà a disposizione prossimamente e che dovrebbero chiarire il reale stato di salute dell’eurozona. «Appena abbiamo una statistica negativa - ha detto Trichet -, l’idea è che rallenteremo il processo di normalizzazione dei tassi», mentre quando i dati sono positivi avviene l’opposto. «Non ragioniamo in questo modo - ha puntualizzato - abbiamo una prospettiva di medio termine».
Il numero uno di Francoforte è infine tornato a richiamare all’ordine i governi di Eurolandia nel processo di risanamento dei conti pubblici. La Bce continua a essere scontenta dell’assenza di miglioramenti: quest’anno - ha detto Trichet - «non abbiano visto alcun progresso significativo nel consolidamento dei bilanci dell’eurozona». Da qui l’invito «a fare più attenzione sui bilanci per l’effetto del miglioramento della congiuntura».