Trichet: «L’Italia ha fatto sforzi importanti»

L’Italia ha fatto «cose importanti» per il risanamento dei conti pubblici. Jean-Claude Trichet, al passo d’addio da presidente della Bce, ha approvato le azioni anticrisi del nostro Paese, messo a dura prova dalle tensioni dei mercati.
La lettera scritta a quattro mani con il suo successore Mario Draghi e indirizzata ad agosto al premier Silvio Berlusconi era da considerarsi «un messaggio» e non una prescrizione. In ogni caso, l’Italia ha assunto «alcune decisioni dopo una fase difficile», ma si tratta di «un lavoro in corso d’opera». I provvedimenti di singole manovre - ma questo è un discorso più generale - non sono sufficienti perché è necessario «assumere misure strutturali per aumentare il potenziale di crescita». Tradotto dall’euroburocratese significa che la riforma delle pensioni e del mercato del lavoro non possono essere rimandate sine die.
Certo, Trichet ha ribadito che l’Istituto di Francoforte non si impegnerà ulteriormente per salvare i Paesi a rischio dopo aver già assorbito centinaia di miliardi di bond italiani e spagnoli. Il Fondo salva-Stati dell’Ue (Efsf) non vedrà la Bce come azionista. «I governi possono finanziarlo da soli», ha aggiunto, perché un intervento della Bce «non sarebbe appropriato». Su questo punto è stato molto rassicurante il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde. «Abbiamo sufficienti risorse disponibili» per sostenere i Btp, sottolineando che l’intervento congiunto con Bce e Unione europea «elimina molti limiti» strutturali del Fondo monetario. In caso di ulteriori tempeste l’Italia, perciò, non troverebbe scoperte le proprie esigenze di rifinanziamento considerato che il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha negato la possibilità di un coinvolgimento dell’Efsf.
Al di là delle formalità e della scelta di lasciare i tassi invariati all’1,5%, la Bce non ha mantenuto certo un atteggiamento neutrale nei confronti del mercato. È in arrivo altra liquidità: a ottobre e dicembre ci saranno aste a volume illimitato con durata 12 e 13 mesi, procedura straordinaria adottata nel biennio di massima crisi 2008-2009. È stato inoltre avviato un nuovo programma di acquisto di obbligazioni bancarie garantite (covered bond) del valore di 40 miliardi di euro che sarà attuato nell’arco dei prossimi 12 mesi.
Una chiara sponda finanziaria alle dichiarazioni del presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, che ha confermato l’esistenza di un piano europeo (più normativo che sostanziale) per salvare le banche in difficoltà consentendo loro di ricapitalizzarsi in deroga al regime degli aiuti di Stato. Ecco perché le Borse europee ieri hanno chiuso tutte positive. Francoforte, Londra e Parigi hanno registrato rialzi superiori ai 3 punti percentuali. E così Milano (+3,55%): più che i downgrade di Moody’s, che a cascata hanno colpito tutte le principali società italiane (da Unicredit a Intesa Sanpalo, a Eni con la felice eccezione di Generali), hanno pesato le rassicurazioni di Trichet («le banche se possibile devono avvalersi degli strumenti di sostegno pubblici») e di Barroso. Sospiro di sollievo anche per i Btp: spread sul Bund in calo a 354 punti e rendimenti in flessione al 5,42% sul mercato secondario. Il futuro, però, è ancora incerto. Il presidente Usa, Barack Obama, ha indicato nella situazione dell’Europa «il maggior ostacolo per l’economia americana».