Trichet non punge: l’Europa rialza la testa

da Milano

Almeno per una volta, il mantra anti-inflazione non ha fatto presa. Da Davos, dove è in corso il World Economic Forum, le parole del numero uno della Bce, Jean-Claude Trichet, sulla «stabilità dei prezzi» sono rimbalzate ieri sulle Borse europee senza conseguenze. Dopo il tributo pagato all’intervento di mercoledì scorso del mastro di chiavi dell’Eurotower, i listini hanno così potuto rimbalzare con vigore, corroborati dal colpo di reni finale di Wall Street dell’altroieri sera e dagli ottimi risultati annunciati da Nokia e da altri giganti mondiali.
Se si è trattato di una fiammata destinata a essere in fretta riassorbita a causa dello spettro recessivo che aleggia sull’America, e a non mutare dunque quella che proprio Trichet ha definito «una correzione significativa», lo si saprà presto. Perché ciò che continua a mancare è un saldo punto d’ancoraggio. Fino a quando la Borsa di New York sarà costretta a navigare a vista, incrociando sulla propria rotta gli scogli della crisi, sarà difficile trovare un equilibrio. L’Europa ha comunque incassato ieri il miglior risultato dal 2003: a fare meglio tra tutte è stata Parigi (più 6,01%), al fianco di Francoforte (più 5,93%) e della più piccola Madrid (più 6,95%). Più indietro, ma comunque positiva, Milano (più 3,94), mentre in precedenza l’Asia aveva concluso la seduta con un rialzo medio di oltre il 2,5% grazie anche alla notizia secondo cui il Pil cinese è cresciuto dell’11,4% nel 2007, ai massimi da 13 anni. «Ci sono aspettative che l’espansione della Cina possa bilanciare un rallentamento degli Usa», ha commentato un gestore della Daiwa Asset Management di Hong Kong. La Cina potrebbe infatti costituire per l’Occidente un’ottima opportunità, se gli eventuali stimoli alla domanda interna e la rivalutazione dello yuan consentiranno di dare impulso alle importazioni.
L’attenzione resta però rivolta soprattutto agli Stati Uniti, dove ieri è stato raggiunto l’accordo al Congresso sul piano di aiuti all’economia da circa 150 miliardi di dollari. Il segretario al Tesoro, Henry Paulson, ha spiegato che «sono previsti rimborsi fiscali pari a 600 dollari per ogni persona, 1.200 dollari per le coppie e 300 dollari per ogni bambino». Più tardi, Bush ha aggiunto: «Il pacchetto contribuirà a rilanciare l’economia e a creare nuovi posti di lavoro». Considerato da molti tardivo e insufficiente a rimettere quattrini nella tasche degli americani, molti dei quali utilizzeranno l’assegno federale per ripianare i debiti, il piano è stato accolto senza euforia a Wall Street (più 0,88% il Dow Jones, più 1,9% il Nasdaq), ancora una volta messa di fronte alla crisi senza fine del settore immobiliare, colpito dal peggior calo degli ultimi 25 anni nelle vendite di case esistenti (meno 13%). I listini non hanno trovato grande conforto neppure nelle valutazioni del Fondo monetario internazionale che, pur prevedendo per l’America «una crescita sotto il potenziale», ha escluso una recessione. Le turbolenze finanziarie hanno però costretto gli esperti del Fmi a rimandare gli aggiornamenti sull’Outlook globale a martedì prossimo. Mentre gli investitori sono sempre più convinti che a fine mese la Fed porterà nuovo soccorso all’economia con un taglio dei tassi di mezzo punto (i future indicavano ieri l’80% di possibilità), Trichet pare irremovibile nella volontà di non abbassare le leve monetarie. Un atteggiamento che ha provocato ieri la dura reazione dell’eurodeputato francese, Jean-Pierre Audy, secondo il quale il presidente della Bce «è come un one-man-band che continua a suonare sul Titanic mentre la nave affonda».