Trichet più ottimista: «Ci avviciniamo alla ripresa dell’economia mondiale»

Il colpo di piccone assestato giovedì scorso ai tassi, accompagnato da previsioni plumbee sul 2009, ha testimoniato la preoccupazione della Bce nei confronti della crisi. Una situazione di emergenza che, secondo le stime della Banca Mondiale, costerà quest’anno all’economia mondiale la prima contrazione dal secondo dopoguerra. Ma ieri, come portavoce dei banchieri centrali del G-10, Jean-Claude Trichet ha preferito virare verso un cauto ottimismo, sostenendo che «si avvicina il momento della ripresa».
Il presidente dell’Eurotower ha comunque collocato l’avvio della recovery non prima del 2010, confermando di fatto le ultime proiezioni dell’istituto di Francoforte e ricordando come la «maggior parte degli osservatori preveda per quest’anno una crescita negativa dei Paesi industrializzati», con una dinamica del Pil mondiale prossima allo zero. Anche se molte sono le aree di forte perturbazione, Trichet invita tuttavia a valutare gli elementi espansivi, non ancora soppesati appieno soprattutto dai mercati, in grado di offrire un contributo alla svolta. A questo proposito, il banchiere francese ha citato il deprezzamento delle quotazioni del petrolio e delle materie prime, da cui discendono minori costi per le imprese e un recuperato potere d’acquisto da parte dei consumatori, da tempo uno degli anelli più deboli di Eurolandia. Anche il costo del denaro, ormai schiacciato all’1,5%, gli interventi di sostegno e l’impegno preso dai governi europei nell’impedire il fallimento delle principali istituzioni finanziarie possono costituire elementi di innesco della ripresa. Sarà però necessario eliminare, ha avvertito Trichet, l’elevato livello di incertezza che si traduce in un aumento della «mancanza di fiducia».
Quanto all’evoluzione dei prezzi, il presidente della Bce ha scartato l’ipotesi di scenari deflazionistici e ha aggiunto di considerare opportuno che «le banche centrali restino ancorate alle aspettative di inflazione». Trichet ha sottolineato, infine, che c'è concordia fra le banche centrali per una posizione «a favore del libero commercio e contro il protezionismo».
Non lascia invece molto spazio all’ottimismo un rapporto che la Banca mondiale ha preparato in vista del G20 dei ministri finanziari di Londra di sabato prossimo, in cui lancia l'allarme sui Paesi emergenti. Nel 2009, si legge nel documento, l'economia mondiale subirà molto probabilmente il suo primo calo dal 1945 e le 129 economie emergenti rischieranno di subire un deficit tra i 270 e i 700 miliardi di dollari. L'organismo avverte che le istituzioni internazionali da sole non saranno in grado di coprire l'ammanco. Già ora sembrano compromessi gli aiuti pubblici erogati dalle nazioni ricche che stanno finanziando giganteschi piani di aiuto per combattere la recessione. Il deficit, secondo la Banca Mondiale, arriverà poiché «i creditori del settore privato fuggono dai Paesi emergenti e solo un quarto di questi Paesi ha le risorse necessarie per prevenire un aumento della povertà». E poi ci sono le rimesse dei loro emigranti: nel 2009, avverte il rapporto, anche questo canale di aiuto rischia di subire la sua prima contrazione da molti anni a questa parte.