Trichet: «Prezzi, stato d’allerta permanente»

«I governi europei non devono neppure provare a influenzarci»

da Milano

«La parola vigilanza non è sparita dal nostro vocabolario, ma io la userò quando sarà appropriato». Sono ormai 11 mesi che Jean-Claude Trichet è costretto a fare a meno del termine con cui la Bce avverte i mercati di essere pronta ad alzare i tassi. Non è ancora il momento di tornare al lessico familiare all’Eurotower, costretta anche ieri dal rallentamento del ciclo economico a un forzato immobilismo. Tassi dunque ancora inchiodati al 4%, con il board unanime nel mantenere lo status quo anche nel vertice di Atene, uno dei due che l’istituto tiene lontano da Francoforte. «Non abbiamo avuto altre richieste oltre alle decisioni che abbiamo preso», ha liquidato l’argomento Trichet.
L’assenza di dibattito interno è il segnale più eloquente di una coesione del direttivo derivante da uno scenario sostanzialmente immutato, almeno secondo i parametri della Bce, relativo a fondamentali economici «solidi» e di un’espansione che, seppur moderata, «è destinata a proseguire». L’istituto mantiene uno «stato di allerta permanente», così come consigliato dall’andamento dell’inflazione. La parziale attenuazione in aprile della crescita dei prezzi dopo il picco del mese prima (da 3,6 a 3,3%) è stata accolta senza enfasi dalla banca centrale, convinta che il surriscaldamento del carovita sia destinato a perdurare «per un abbastanza prolungato periodo di tempo». L’ipotesi di allargare le maglie del target d’inflazione (circa il 2% nell’arco di 18-24 mesi) suona a Trichet stonata come un bemolle in una scala di do. «È totalmente escluso - ha dichiarato -. Se seguissimo le tendenze del momento ci sganceremmo dal concetto di stabilità dei prezzi». Non è certo ciò che vuole la Bce, il cui mandato a senso unico (quello appunto della stabilità dei prezzi) è la prima garanzia d’indipendenza. A questo proposito, il banchiere francese è stato ancora più esplicito del solito: i governi di Eurolandia «non possono nemmeno provare a influenzarci, lo dicono i trattati. Non possiamo ricevere istruzioni, e non possiamo nemmeno darle».
Trichet, tuttavia, continua a raccomandare «moderazione» e «senso di responsabilità» sui salari, in modo da evitare l’innesco di una spirale prezzi-retribuzioni, oltre a temere inciampi da parte dei governi nel processo di risanamento dei conti pubblici. Il motivo è legato alle entrate fiscali, aumentate sostanzialmente negli ultimi anni grazie al contributo della crescita economica, ma ora a rischio. «Le ultime previsioni della Commissione europea - ha ricordato il presidente dell’istituto - indicano un aumento del deficit di bilancio generale di Eurolandia nel 2008, seguito da un ulteriore piccolo incremento nel 2009. Questo deterioramento riflette in parte un contesto economico meno favorevole, e un possibile capovolgimento della crescita delle entrate a cui si è assistito negli anni passati». Ma la colpa, ha aggiunto Trichet, è anche di quelle misure che fanno aumentare il deficit in Paesi che già si trovano in disavanzo.
Sul processo di riaggiustamento delle finanze pubbliche è intervenuto ieri anche il Fondo monetario internazionale, con l’invito rivolto al nuovo governo italiano ad «agire rapidamente» per evitare un aumento del debito. Per raggiungere i suoi obiettivi di medio termine l’Italia - suggerisce il Fondo - deve «ridurre la propria spesa e renderla più efficiente». Va inoltre perseguita la strada della lotta all’evasione fiscale, spingendo i contribuenti ad adempiere ai propri obblighi, e quella delle riforme strutturali.