Trichet: «La recessione ha toccato il fondo ma restiamo in guardia»

La peggior crisi del dopoguerra ha ormai «toccato il fondo» e già si vedono segnali di ripresa in alcuni Paesi. Ma proprio perché il «punto di svolta» è vicino, la guardia non va abbassata. Anzi, le banche centrali non devono farsi trovare impreparate, predisponendo un’exit strategy necessaria a garantire la stabilità dei prezzi nel medio periodo. Jean-Claude Trichet mischia, con dosi misurate di pragmatismo, cautela e ottimismo nella conferenza stampa al termine del Global Economy Meeting, di cui è presidente, nella sede della Bri a Basilea.
L’appuntamento istituzionale elvetico ha offerto ieri al numero uno della Bce l’occasione per tornare a riflettere sulle dinamiche congiunturali dopo l’incontro con i giornalisti di giovedì scorso, in cui la decisione di tagliare i tassi di un quarto di punto, portandoli all’1%, e la prospettiva di ulteriori manovre sul costo del denaro erano state motivate come strumenti di contrasto a un ciclo ancora riflessivo. A Basilea Trichet ha spiegato che «c’è stato un sostanziale miglioramento dei mercati da metà settembre 2008», ma che è necessario «restare vigili perché siamo ancora su una rotta inesplorata». Ci sono alcuni «segnali incoraggianti», ha aggiunto il presidente dell’Eurotower, dal settore finanziario e nell’economia reale «vediamo, in alcuni casi, già una ripresa, mentre in altri vediamo che continua la flessione, ma a un ritmo più lento». Inoltre, alcuni squilibri devono ancora trovare una correzione.
La settimana scorsa Trichet aveva anticipato la revisione al ribasso, in giugno, delle staff projection della Bce sul Pil di Eurolandia «che saranno vicine a quelle della Commissione Ue». La contrazione sarà attorno al 4% quest’anno. Al tempo stesso, il leader dell’istituto centrale aveva anche sottolineato come il secondo trimestre 2009 si prospettasse «molto meno negativo» rispetto al primo, decisamente sbilanciato sul versante recessivo.
Alcuni Paesi europei sembrano del resto aver superato già a marzo la fase più acuta della crisi: il Superindice Ocse di marzo, seppur sceso nel complesso a quota 92,2 dai 92,4 punti di febbraio, contiene anche il miglioramento di Paesi come l’Italia (da 96,6 a 97,4), Francia (da 96,8 a 97,9) e Gran Bretagna (da 96,3 a 96,6). È il segno, come detto da Trichet, che la caduta si sta arrestando.
Ma questo periodo, in cui si creeranno faticosamente, mattone dopo mattone, le fondamenta per la crescita prevista nel 2010, dovrà essere sfruttato dalle banche centrali per riassorbire la liquidità immessa in oltre un anno e mezzo di crisi nel sistema, onde evitare ogni surriscaldamento inflazionistico. «È essenziale - ha precisato Trichet - essere pienamente coscienti della necessità di una exit strategy, o più in generale di un percorso verso la sostenibilità. È un elemento essenziale della fiducia ed è stato al centro delle discussioni di oggi (ieri, ndr)» dei governatori delle banche centrali del G10.
Per il momento, Francoforte non sembra preoccupata di un possibile focolaio dell’inflazione, attesa negativa a metà anno senza per questo creare timori di deflazione. Ma già nel primo semestre 2010 la situazione potrebbe cambiare se l’eccesso di liquidità non sarà prosciugato e se i prezzi del petrolio torneranno a prendere l’ascensore. È per allora che la Bce non intende farsi trovare impreparata.