Trichet allo scoperto: «La Bce è pronta ad aumentare i tassi»

Diventa più probabile una stretta di un quarto di punto nella riunione del prossimo 1° dicembre per contrastare l’inflazione. L’euro sfiora quota 1,18 dollari

Rodolfo Parietti

da Milano

Esplicito quanto inequivocabile: «Ritengo che il Consiglio direttivo sia pronto a prendere una decisione per muovere i tassi dai livelli attuali». Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, indica che la rotta monetaria subirà presto una correzione, molto probabilmente già in occasione della riunione dell’Eurotower in calendario il prossimo 1° dicembre. A cinque anni di distanza dall’ultima stretta e a due anni e mezzo dall’ultimo taglio, la Bce si appresta dunque al primo rialzo in chiave antinflazionistica, teso a sradicare il costo del denaro dal 2% e ad accorciare (per ora) il divario con i Fed Funds, attestati al 4 per cento, con una decisione che non mancherà di innescare polemiche.
Il messaggio, lanciato ieri da Berlino nel corso di una conferenza, è forte e chiaro e lascia intendere come sia ormai stato chiuso il dibattito all’interno dell’istituto sull’opportunità di irrigidire il credito. È ciò che i mercati volevano sentire dopo le deludenti parole con cui Trichet aveva accompagnato l’ennesimo nulla di fatto dell’ultimo direttivo. I riflessi sul cambio, infatti, sono stati immediati: l’euro è tornato a sfiorare 1,18 dollari, prima di ripiegare dai massimi, ma la prossima settimana - prevedono gli analisti - potrebbe riguadagnare quota 1,19. Con il differenziale dei tassi ancora tutto a favore degli Stati Uniti, gli sviluppi della partita valutaria dovrebbero comunque premiare il biglietto Usa, sul cui cammino resta però l’incognita dei deficit gemelli (federale e delle partite correnti).
Per Trichet non sarà facile tenere il passo della Fed, i cui margini d’azione sono garantiti da un ciclo economico più esuberante. Anche se le «Previsioni d’autunno», rese note giovedì scorso dalla Bce, hanno introdotto elementi di ottimismo sulle prospettive di crescita economica, una stretta potrebbe rivelarsi un boomerang. All’interno dei singoli Stati membri è piuttosto diffuso il timore che l’uso delle leve monetarie possa strangolare la ripresa. Non a caso, la scorsa settimana, il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Junker aveva esortato la Bce a «non avere fretta» nell’alzare i tassi, un invito che Mr. Euro rinnoverà durante il prossimo summit dell’istituto centrale. Ieri, il viceministro dell’Economia Mario Baldassarri ha parlato di atto «masochistico», in contrasto con l’esigenza di misure in grado di evitare il declino, nei prossimi 10-20 anni, dell’Europa nei confronti di Cina e Usa.
Trichet può però contare sul sostanziale via libera ricevuto un paio di giorni fa da Joaquin Almunia, commissario Ue agli affari economici e monetari («Dobbiamo preservare l’indipendenza della Bce»), e dal silenzio-assenso espresso ieri dal direttore generale del Fondo monetario internazionale, Rodrigo Rato, che per la prima volta non ha ripetuto di considerare «non necessario» il giro di vite al costo del denaro.
Nel muoversi, la Bce privilegierà la politica dei passi graduali: il livello dei tassi verrà alzato «in maniera moderata», ha precisato Trichet. Un quarto di punto per cominciare, poi altri aggiustamenti che dovrebbero collocare, in base alle proiezioni degli analisti, i tassi al 2,75% entro giugno 2006 e riportare sotto controllo l’inflazione. Per gli eventuali effetti sulla crescita, si dovrà aspettare la seconda metà dell’anno.