Trichet va in contropiede: «Pronti ad alzare i tassi»

da Milano

Per sua stessa ammissione, non è «assolutamente competente di calcio». Eppure, a Jean-Claude Trichet piace giocare in contropiede. Dopo tanto sottolineare i pericoli di prezzi da troppo tempo fuori controllo, il presidente della Bce è quasi pronto a entrare in azione. Con una mossa a sorpresa: un rialzo dei tassi. Presto, già nel luglio prossimo.
Attingendo all’abituale lessico della politica monetaria in chiave restrittiva («Siamo in uno stato di rafforzata allerta sull’inflazione»), Trichet è stato ieri esplicito come non mai. Lasciato fermo il costo del denaro al 4%, livello a cui è ancorato da un anno esatto dopo l’esplodere del virus sub prime, il banchiere francese si è presentato alla conferenza stampa successiva al board con un annuncio spiazzante, il cui effetto immediato è stato quello di riportare l’euro vicino a quota 1,56 dollari. «È possibile, ma non certo - ha esordito - che il prossimo mese la Bce decida un modesto aumento dei tassi di interesse. Sarebbe dell’ordine di quanto abbiamo deciso in occasioni simili». Ovvero, dello 0,25%.
Dal precedente vertice dell’Eurotower, tenuto nella trasferta di Atene, è passato meno di un mese, ma le posizioni all’interno del direttivo appaiono profondamente cambiate. La forte coesione mostrata ancora in maggio, quando il consiglio aveva votato compatto a favore del mantenimento dello status quo senza neppure prendere in considerazione altre opzioni, non c’è più. Spazzata via da una diversa valutazione delle prospettive congiunturali, e dunque sulle conseguenti decisioni strategiche. Lo stesso Trichet ha ammesso che durante il direttivo di ieri non è stata scartata l’ipotesi di dare subito un giro di vite ai tassi. Per alcuni, un rialzo troverebbe giustificazione; per altri, no. Dopo una «lunga e differenziata discussione», le bocce sono rimaste ferme. Per ora.
Dalle parole pronunciare da Trichet in conferenza stampa sembra tuttavia che l’orientamento sia sbilanciato a favore dei cosiddetti falchi (a cominciare dal presidente della Bundesbank, Axel Weber), decisi a contrastare con forza e senza ulteriori indugi un’inflazione «rimasta sopra il 3% negli ultimi sette mesi (al 3,6% in maggio, ndr)». E che, ha ricordato il leader della Bce, «durerà più del previsto». Francoforte ha infatti rivisto al rialzo le stime elaborate in marzo: nel 2008, i prezzi al consumo cresceranno tra il 3,2-3,6% contro il 2,6-3,2% precedente; nel 2009 tra l’1,8 e il 3% (1,5-2,7%). Previsioni valide a patto che non proseguano i rincari del petrolio e dei generi alimentari, rivelatisi «più persistenti del previsto».
La banca centrale intende insomma muoversi in direzione contraria rispetto a quanti chiedono un allentamento delle redini monetarie per favorire la crescita economica. Il problema è che la Bce non è così pessimista sul passo di Eurolandia: le stime sull’espansione per il 2008 sono state portate a 1,5-2,1% da 1,3-2,1% di marzo, mentre per il 2009 sono state ridotte tra 1 e 2% (1,3-2,3%). Preoccupa invece molto di più l’assenza di politiche di bilancio prudenti, di aiuto per stemperare le pressioni inflazionistiche, soprattutto se dovessero cadere nel vuoto gli inviti alla moderazione salariale e venissero riproposte forme di indicizzazione dei salari. Sulla scala mobile, Trichet vuole far salire solo i tassi.