Il Tricolore e il dito medio Il cantante contro Bossi: "Ora voglio querelarlo"

Finita la canzone dedicata all'Italia, Bossi rivolge a Alessandro Pelagalli un dito medio. Alessandro Pelagalli: "Sono stato oltraggiato: ero lì per
lavorare e non meritavo quel ringraziamento"

Milano - Querela contro il Senatur. A presentarla sarà Alessandro Pelagalli, il cantante al quale Umberto Bossi e Roberto Calderoli hanno risposto col dito medio mentre invocava "l’Italia e il tricolore", domenica sera a Besozzo, nel Varesotto. Oltre al leader del Carroccio Pelagalli presenterà una denuncia anche contro Calderoli, il senatore Fabio Rizzi, e il consigliere regionale, Giangiacomo Longoni. "Mi sono sentito oltraggiato - ha spiegato al telefono con l’Agi - lo considero un gesto fatto nei miei confronti: ho fatto una figuraccia, ero lì per lavorare e non meritavo quel ringraziamento".

Il Tricolore e il dito medio Domenica sera, il leader del Carroccio era appena arrivato sul palco della Festa della Lega Nord, accompagnato da Calderoli, Rizzi e Longoni, quando Pelagalli, che stava concludendo il suo pezzo, Bianco, rosso e verde (2009), canzone melodica dedicata al Bel Paese, ha invocato "l’Italia, il Tricolore". Subito sono partiti i "buh" dei leghisti (con Bossi in testa, che si è portato la mano alla bocca per esprimere più forte il suo dissenso). Ma è stato quando il cantante ha citato "la bandiera" italiana che i lumbard non si sono più tenuti. Ed è partito il gestaccio (il dito medio): prima Bossi, poi tutti gli altri a seguire.

Il cantante pronto a querelare Pelagalli, 27enne originario di Gagliano del capo, in provincia di Lecce, ma residente nel Milanese da due anni e mezzo, ha tentato di ricucire in chiusura. "Lo faccio io il finale, lo faccio il miracolo", ha annunciato. Ed è partito con l’acuto Padania, tra applausi apparentemente riconciliatori. Ma la riconciliazione non c’è stata. "Ho deciso di presentare querela, lo faccio da cittadino offeso, al di là di qualsia idea politica - spiega - mi sarebbero bastate anche delle scuse, le avrei accettate. Ma visto che non sono arrivate, posso solo immaginare che i leghisti fossero convinti del loro gesto". Il cantante nega che, dietro alla scelta della canzone, vi sia una provocazione da parte sua. «Ho sostituito un’amica che non poteva cantare, sapevo di questo impegno da più di un mese, anche se non sapevo si trattasse di una Festa della Lega Nord - racconta - quando sono arrivato là, ho capito che ci sarebbe stato un comizio, ma non era ben chiaro a che ora fosse, così ho deciso, insieme all’organizzatore, di cominciare a cantare, in attesa dell’arrivo dei politici". "Mi sono limitato a eseguire il mio repertorio, nel quale c’è anche Bianco, rosso e verde. Non è stata una provocazione - insiste - se avessi voluto provocare, avrei cantato in dialetto pugliese. Nella scaletta ho mantenuto quella canzone, che eseguo sempre in omaggio alla ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia: pensavo che facesse piacere a un ministro della Repubblica italiana". "Ripeto: non ho alcun pregiudizio nei confronti della Lega, col mestiere che faccio, non posso permettermi il lusso di avere pregiudizi, mi devo adattare". Certo, sarà difficile, con tutto quello che è successo domenica sera a Besozzo, che a Pelagalli sia confermata la data che aveva in programma in agosto alla Festa della Lega Nord di Azzate, sempre in provincia di Varese.