Triennale, 14 celle a sfondo d’umanità

Oggi dibattito con interventi del ministro Letizia Moratti, dell’ex prefetto Ferrante e del presidente della Provincia Penati

Luciana Baldrighi

Sviluppata in uno spazio espositivo di 800 metri quadrati alla Triennale di Milano, la mostra «La rappresentazione della pena: carcere invisibile e corpi segregati - Il cinema nella città dell’inferno», si divide in cinque aree che rappresentano come il carcere sia una macchina di sopravvivenza mostrando così l’altra faccia della nuda vita, ossia quando il corpo torna a essere relegato alla sua funzione di oggetto incapace di riconoscersi e di far sì che la mente ritorni a pensare e concepire momenti di riflessione. Riconoscersi in quell’universo segregato non è facile. Così non è facile rappresentare che cosa sia quell’inferno in una mostra.
Basta ricordare il film di Renato Castellani Nella città dell’inferno con Anna Magnani e Giulietta Masina per rendersi conto di che cosa sia essere esclusi dal mondo, sentirsi improduttivi, dei reietti della società. Realizzata da un comitato scientifico composto dal sociologo Aldo Bonomi, Gianni Canni Canova dello Iulm, Lucia Castellano, direttrice del Carcere di Bollate, Don Virginio Colmegna, Francesca Maisto, già Magistrato di Sorveglianza e oggi Procuratore della Repubblica a Milano, Luigi Pagano (Provveditore regionale di Amministrazione Penitenziaria) e dagli architetti Franco Origoni e Marella Santangelo. Il progetto è suddiviso in due momenti: una mostra in via Alemagna 6 e un ciclo di seminari, eventi e proiezioni di riflessione sulla pena.
Lo spettatore ha come impatto 14 celle dove la nuda vita diventa la vita nuda e dove si è cercato di rappresentare simbolicamente il fiele della pena e il miele del riscatto. Il Teatro del Carcere di Bollate che verrà trasferito in Tribunale per farne un luogo di rappresentazione di ciò che è stato prodotto in carcere e una piccola agorà dove si discuterà dei problemi relativi alla reclusione faranno parte di un happening mai realizzato finora. Un’altra sezione sarà dedicata al cinema che ha rappresentato la prigionia: un grande esempio, come tutti ricorderanno è il film Papillon con Steve McQueen e Dustin Hoffman o Il nido del cuculo con Jack Nicholson. La mostra chiude con una creazione «artistica» sui numeri dell’universo carcerario italiano e internazionale. Le immagini delle carceri sono state scattate da Uliano Lucas in collaborazione con Davide Ferrario e la mostra (con ingresso libero) terminerà il 19 marzo. Oggi alle 18,30 il dibattito verterà su «Carcere e città» e interverranno Letizia Moratti, ministro dell’Istruzione, Bruno Ferrante già prefetto e candidato sindaco, Filippo Penati della Provincia, Antonella Maiolo sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia.