Triennale Bovisa, una bottega d’arte per Enzo Cucchi

La Triennale Bovisa si trasforma in una «Bottega» della creatività, l'entrata è già gratuita a tutte le mostre in corso, ma ora la parola d’ordine diventa coinvolgere il pubblico proattivamente, sia con happening sia attraverso la tecnologia, permettendo agli interessati di commentare eventi e filmati, scaricati su YouTube o sul sito di Face book della Triennale stessa. In questo laboratorio delle idee, gli artisti e i critici coinvolgeranno i visitatori con dibattiti e confronti «live» tra l'artista e l'opera, per raccontare come nasce un opera d'arte. Inaugura l'atelier Enzo Cucchi, con una mostra (fino al 14 giugno) di 12 grandi opere che celebrano non solo la pittura, ma il valore della sperimentazione di nuovi materiali, utilizzati per nove lavori d'effetto scultoreo realizzati appositamente per l'occasione e dipinti su rete di alluminio.
Documenti fotografici e video contribuiscono a ricreare l'atmosfera di atelier d'artista. Il prossimo 20 maggio (ore 14), 29 maggio (ore 16) e 4 giugno (ore 16), Cucchi incontrerà gli studenti di Brera con Achille Bonito Oliva, curatore della mostra, Stefano Boeri, direttore di Abitare, Davide Rampello, presidente della Triennale e un gruppo di musicisti che animeranno la conversazione- happening. I prossimi ospiti saranno Paola Pivi, Elizabeth Scherrfig, Sandro Chia, Patrick Tuttofuoco, Martino Gamper. Enzo Cucchi (1949) vive tra Ancona e Roma, è un esponente della Transavanguardia, movimento teorizzato nel 1979 da Bonito Oliva, del quale hanno fatto parte Sandro Chia, Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria e al debutto del gruppo anche Mimmo Germanà. Proprio i «transavanguardisti» hanno riscattato la pittura dall'oblio negli anni '80, condividendo la necessità di recuperare le tecniche pittoriche tradizionali (scultura, pittura e affresco), dopo le esperienze minimaliste, processuali, poveriste e concettuali degli anni ’60-70, segnati dalle (presunte) «rivoluzioni» culturali e sociali. Così, la pittura torna protagonista, ed è ancora «In», come si è visto al Miart ad aprile.
La Transavangurdia ebbe successo di pubblico e di mercato immediato, grazie a finanziatori lungimiranti e coraggiosi, per non dire illuminati; infatti l'operazione-lancio del gruppo italiano a livello internazionale fu sostenuta da un adeguato battage pubblicitario, come dai galleristi Emilio Mazzoli, Modena, Gian Enzo Sperone e Bruno Biaschofsberger. Cucchi, marchigiano d'hoc, ex studente ribelle e anarchico, è il più visionario del gruppo, è pittore tenebroso e verace, di formazione autodidatta, che predilige colori vivaci, acidi, espressionistici e dipinge tutto ciò che gli salta in mente senza filtri razionali. L'artista è anche poeta e ha condiviso progetti editoriali con Volponi, Testori, Parise e si distingue per un segno istintivo primario, onirico e classico insieme. Il personaggio ha una mentalità rinascimentale, è artigiano del segno, del fare e rielabora la lunga tradizione della pittura in maniera originale, ispirandosi al passato e rivisitando i grandi maestri del colore come Masaccio, Giotto, Van Gogh, Ensor, gli espressionisti, fino a El Greco, Delacroix e Basquiat, facendo perdere allo spettatore le coordinate spazio-temporali. Cucchi già nel 1988 è presente con una sala personale alla Biennale di Venezia, inoltre è solito accostare elementi scultorei alla pittura, come gli altri esponenti del gruppo ed hanno esposto nei più importanti musei del mondo. Secondo Bonito Oliva, «ha un segno concavo che evoca lo spazio. La sua è un arte da abitare perché accoglie il nostro sguardo», è prolifero, vulcanico, crea libri d'artista e progetti editoriali, scenografie per spettacoli teatrali e ha lavorato con Mendini, Sottsass, Pistoletto e con Mario Ceroli ha realizzato un grande sipario in metallo e fibra ottica per il Teatro La Fenice di Senigallia (1996).
La sua iconografia dai toni drammatici, manieristici, con figure ferite, sofferenti o sanguinanti e gli sfondi deformati dalla pennellata veloce ed energica, si armonizza entro paesaggi rocciosi, con dirupi che rappresentano la costa movimentata delle Marche, dove ha vissuto per lungo tempo. Ma in questa personale milanese, l'artista si rimette in gioco, sperimentando altri materiali e una scorrevolezza del segno leggera ed evanescente, senza perdere il senso delle sue figure che sintetizzano in maniera brutale e poetica la caducità della vita, che comprende - ovviamente - anche la morte.
Alla Triennale vale sempre la pena di andare per molte ragioni, ma questa volta si scopre Cucchi emancipato dalla Transavangurdia, con opere di una freschezza impensabile, mai autocelebrative, dove non sono i rossi dominare, ma i giochi tra le diverse tonalità di grigio dei materiali utilizzati, che contrastano col fondo. Seducono infine le pennellate dense di bianco, di blu e deigialli che smaterializzano l'opera -scultura (info: Triennale Bovisa, fino al 14 giugno, www.triennalebovisa.it).