A Trieste mille pediatri italiani discutono di obesità infantile

Ignazio Mormino

A Roma si discute, a Trieste ci si confronta. Questo slogan (chiaro, non eccelso) può servire da introduzione al congresso «Confronti in pediatria», che si svolge ogni anno a Trieste nel mese di dicembre. Quest’anno vi hanno preso parte novecento pediatri e centocinquanta iscritti alle scuole di specializzazione. La fama dell’ospedale pediatrico Burlo (una gloria triestina che richiama pazienti non solo italiani ma anche del Centro Europa) moltiplica le presenze.
Il Burlo è un Istituto a carattere scientifico, che fa didattica e fa ricerca. Rifiuta quindi ogni dogma e preferisce che i pediatri italiani mettano a confronto le loro esperienze. Questa peculiarità, introdotta dal professor Alessandro Ventura, cattedratico di clinica pediatrica in quell’università, è gradita a tutti. Uno degli organizzatori del congresso, il dottor Giorgio Longo, responsabile del servizio di allergologia del Burlo, sostiene che questo atteggiamento è inevitabile, dato che la diffusione mediatica di informazioni scientifiche o pseudoscientifiche confonde le idee, anche quelle dei medici.
Molti i temi discussi. Interessante per esempio il dibattito sull’obesità infantile, purtroppo in aumento: sta arrivando al 15% della popolazione pediatrica. Come è stato ampiamente dimostrato dai pediatri riuniti a trieste, è particolarmente temibile fra il secondo e il quarto anno di vita; trascurarla significa farne, in futuro, un grave fattore di rischio cardiovascolare. Anche sulle vaccinazioni si è discusso molto, pro e contro sul pianO dei costi e su quello del metodo; ma il principio è stato riconosciuto fondamentale (la mortalità infantile, nei Paesi evoluti, è scesa ai minimi proprio per merito dei vaccini). Le maggiori novità sono arrivate dal versante chirurgico.
Hanno prevalso i sostenitori della chirurgia mini-invasiva. Il Burlo vanta un primario chirurgo, Juergen Schleef, che è stato un pioniere di questa tecnica («in età pediatrica - sostiene - più di 70 interventi su cento possono essere eseguiti con la chirurgia mini-invasiva, anche se non sono interventi di routine»).