LA TRIMESTRALE Utile in calo del 55% Pesa la svalutazione dei titoli di Stato greci

A sorpresa vincono le Fondazioni contro i fondi rappresentati da Assogestioni. È questa l’unica vera novità dell’assemblea sul bilancio 2010-2011 di Mediobanca: il posto di consigliere spettante alle minoranze è stato appannaggio del presidente di Fondazione Carisbo, Fabio Roversi Monaco. Sconfitto il capolista delle società di asset management, l’economista Francesco Giavazzi.
La vittoria «politica» degli enti di origine bancaria non era scontata considerato che gli azionisti di Unicredit (Fondazioni Cariverona, Crt e Carimonte) sono stati «congelati» dal presidente Renato Pagliaro, in seguito al «collegamento» accertato con il socio di maggioranza relativa: «Il voto determinante in favore di una lista di minoranza non potrà essere tenuto in conto in sede di proclamazione di risultato». In ogni caso l’ente guidato da Paolo Biasi (socio al 3,1%) e quello modenese non si sono presentati.
Le Fondazioni, che partivano quindi da una base del 6% circa senza Verona, erano in netto svantaggio. Alla fine la loro lista ha ottenuto 82 milioni di voti contro i 61 milioni dei fondi (in assemblea ne erano presenti 568,9 milioni, il 66% del capitale) e i 5,1 milioni di azioni di Torino non sono stati determinanti. Al momento si può solo congetturare su chi abbia sostenuto Roversi Monaco. Oltre ai 23 milioni di titoli Carisbo e i 17 milioni di Fondazione Mps è lecito ipotizzare un «appoggio esterno» di Carlo Tassara (10 milioni di azioni), vicina sia a Unicredit che a Intesa (di cui la fondazione bolognese è azionista) dopo la ristrutturazione del debito. Allo stesso modo si può pensare che qualche fondo presente abbia votato in maniera «difforme» se i rappresentati da Assogestioni hanno conquistato meno dell’11% dei voti dopo round assembleari dove si erano attestati sopra il 30 per cento. Comunque sia andata, è stata una sconfitta per il presidente dell’associazione del risparmio gestito, Domenico Siniscalco (che incassa la presidenza del collegio sindacale con Natale Freddi), che pure aveva cercato una riconciliazione in extremis con le Fondazioni per il tramite del vicepresidente Unicredit Palenzona. Prima dell’assemblea sono stati presentati i dati del primo trimestre 2011-2012. L’utile è calato del 55% annuo a 57 milioni (consensus a 55 milioni), ma il margine di interesse è salito del 7,5% a 282 milioni. Il risultato ha sofferto per le perdite da trading di 12 milioni (+79,7 milioni l’anno scorso) e per le ulteriori svalutazioni di 44,5 milioni dei bond greci ora in portafoglio al 50% del nominale.
Gli azionisti hanno chiesto al confermatissimo ad Alberto Nagel (assieme al presidente Pagliaro) lumi sulle partecipazioni principali, a causa della pesante svalutazione da 120 milioni sul 10,6% di Telco e dell’andamento negativo di Rcs. «Non posso darvi torto», ha esordito il top manager sostenendo che «le società devono crescere con piani organici e credibili ma devono saper approfittare anche dell’M&A ma questo va sottoposto all’ad di Telecom e non prioritariamente ai soci Telco». Un messaggio indirizzato più che a Marco Patuano al presidente Franco Bernabé: o si colgono occasioni di espansione malgrado il debito di 38 miliardi o è meglio un’operazione straordinaria con qualche altro operatore. «Allora serve un aumento», replicano i piccoli azionisti Asati. Segnali di fumo sono stati inviati anche verso l’ad di Rcs, Antonello Perricone. «Siamo nel patto e gli impegni si rispettano, ma è chiaro che un settore, messo in discussione per motivi di tecnologia e dal contesto, richiede sforzi supplementari che devono venire anche dal primo azionista e dal management». Insomma, la fiducia non è illimitata considerato che a fair value «ci sono 150 milioni di minusvalenze latenti» su Telco, Rcs e Generali e che sul Leone si è in guadagno (valore di carico 11,80 euro).