Trinidad balla con uno 0-0

Il calcio si nutre anche di belle favole, come quella di Trinidad & Tobago, nazionale semisconosciuta che, alla prima apparizione nella fase finale del mondiale, si prende il lusso di imporre il pareggio a reti bianche alla strafavorita Svezia. Una bella favola che a Dortmund ha visto undici leoni orgogliosi (dieci per tutto il secondo tempo a causa dell’espulsione di Avery John) e con un cuore grande così, resistere all’assalto degli svedesi e il mago olandese Leo Beenhakker prendersi una bella rivincita su chi lo dava per finito.
Parte bene la Svezia e la prima grossa occasione arriva al 4’. Ljungberg viene atterrato al limite, ma la bordata su punizione di Larsson finisce a lato. Ci riprova Ibrahimovic al 14’, ma ancora Ljungberg è anticipato in extremis da Gray. Al 22’ Larsson a centrocampo serve Ibra che fugge sulla destra e poi mette al centro per il compagno che non riesce ad arrivarci di testa. Il monologo svedese è impressionante, ma la difesa dei centroamericani, pur palesando evidenti lacune di mobilità, non molla e, bene o male, riesce a chiudere gli spazi. Al 23’ c’è un inserimento di Ljungberg e al 38 l’occasionissima con un perfetto cross dalla destra di Ljungberg, Larsson va in cielo per colpire di testa, ma il pallone finisce di poco sopra la traversa. Poi alle luci della ribalta sale il portiere di Trinidad, quel Shaka Hislop che soltanto a pochi secondi dall’inizio ha saputo di dover giocare a causa di un infortunio patito dal titolare Kelvin Jack: una pallonata nel riscaldamento gli ha provocato una commozione cerebrale. È Hislop a opporsi da campione al 40’ a un gran tiro dal limite di Wilhelmsson, ripetendosi due minuti dopo quando Ibrahimovic stoppa al limite e al volo indirizza verso la porta, trovando però le manone del portiere di Trinidad, pronto a deviare in tuffo. E Trinidad, direte voi? Solo nel finale i rossi di Beenhakker si fanno vedere, prima con Edwards (tiro parato) e Birchaal, unico bianco dei caraibici che, a dir la verità a Trinidad c’è stato poco o niente, avendo accettato di giocare, lui inglese, in nazionale (ha la mamma di Trinidad) solo per l’insistenza del tecnico.
Nella ripresa, dopo appena 45 secondi, Trinidad si ritrova in 10: Avery John, già ammonito nel primo tempo per un’entrata simile, si ripete su Wilhelmsson, letteralmente sradicandolo dal terreno. Secondo giallo da parte dell’arbitro di Singapore e sacrosanto cartellino rosso: prima espulsione di questi mondiali. La seguente punizione di Wilhelmsson s’infrange sulla barriera. Al 13’ un brivido per la Svezia: Glenn, appena entrato, dal vertice dell’area colpisce in pieno la traversa. Passata la paura, la Svezia riprende a premere e al 14’ ancora Hislop si oppone da campione a Ibrahimovic. Continua l’assedio al Fort Apache di Trinidad che resiste oltre ogni immaginabile limite: la pressione degli svedesi è asfissiante, le occasioni fioccano, ma c’è sempre un Hislop o il piede di qualcun altro a buttare via il pallone. Ci provano in tanti, ci provano tutti, ma la favola ha un lieto fine e Trinidad impazzisce al suono dei tamburi dei suoi tifosi.