Trio Verdena, il rock che «cresce»

In tre i Verdena fanno 78 anni e, a detta di critica e addetti ai lavori, rappresentano quanto di meglio si possa ascoltare tra le ultime leve del rock fatto in Italia. Rock basso-chitarra (elettrica, ovvio)-batteria, duro e catartico, suonato a tutto volume e in assoluta libertà, su cui si appoggia il flusso lirico ed emotivo del cantante-chitarrista Alberto Ferrari, l'inquieto capobanda.
Il quarto album, «Requiem» (un titolo cupo, da gruppo death metal, che fa il paio con il precedente «Il suicidio dei samurai»), uscito il mese scorso, certifica la crescita costante del grintoso trio bergamasco (oltre ad Alberto, c'è suo fratello Luca, batterista e la bassista Roberta Sammarelli), che lentamente sta costruendosi un buon seguito di pubblico anche al di fuori dei confini nazionali.
Fedeli al motto «la musica è un viaggio», i Verdena, lontani anni luce dalla logica della hit a tutti costi, sembrano declinare con sempre maggiore personalità e naturalezza rumore e melodia e si trovano a proprio agio quando c'è da cesellare suoni stropicciati a metà strada tra Nirvana, Led Zeppelin, Black Sabbath e Motorpsycho. Non mancano le novità: nell'ultimo disco, complice la presenza Mauro Pagani (musicista e co-produttore di due brani), si cimentano per la prima volta con atmosfere acustiche e ballate psichedeliche a tinte tenui che fanno molto Anni Settanta.
Dal vivo, come ogni gruppo che si rispetti, offrono il meglio di sé, soprattutto quando il lato più sperimentale prende il sopravvento, complici le numerose divagazioni strumentali con le quali arricchiscono i pezzi. Frangenti nei quali i Verdena danno forma a un mondo personale e ad alta immaginazione.
Verdena
Domani ore 22
Live Club di Trezzo sull'Adda
ingresso 12 euro