Il trio «Zu», come stravolgere il jazz

«Stravolgere» il jazz come siamo abituati a conoscerlo. Inventando, se possibile, un linguaggio sonoro nuovo e autonomo all'insegna della più spregiudicata improvvisazione. Un linguaggio su cui, almeno da 13 album (indipendenti) a questa parte, si fonda la filosofia artistica del trio romano degli «Zu», musicisti sistematicamente lontani da tutto ciò che può suonare convenzionale o conformista.
Il gruppo composto da Luca Mai (sax baritono), Massimo Pupillo (basso) e Jacopo Battaglia (batteria) è chiamato stasera ad aprire la rassegna «M.A.O.» (acronimo che sta per «Magnolia Avant-garde Organization»), nel corso della quale il Circolo Magnolia offrirà un pokerissimo di serate dedicate alla sperimentazione jazzistica (via Circonvallazione Idroscalo 41, ore 22, ingresso 5 euro). Nelle vesti di direttore artistico dell'insolita kermesse uno dei musicisti più apprezzati della scena italiana, il siciliano Roy Paci. «Daremo spazio a band italiane che puntano su ricerca e contaminazione, senza mai tradire né arte né ispirazione», ha fatto sapere il trombettista di Augusta, che ha anche lavorato al fianco di Manu Chao. I brani degli Zu sono spesso primordiali, sanguigni e irriverenti. Dal vivo, poi, l'ensemble romano dà vita a quella che spesso si trasforma in un'unica, vibrante suite di jazz-core, una sorta di versione estrema (quasi punk) del jazz. Che parte dai miti dell'hard-bop e arriva al rock fuori dagli schemi del geniale Frank Zappa e al jazz attualissimo, di confine e d'avanguardia firmato da John Zorn.