Trionfa il film sulle torte di mele: la regista non lo sa, è stata uccisa

Vittima di un vicino Adrienne Shelly, autrice e interprete della commedia rivelazione dell’anno

da New York

«Se solo la vita fosse dolce come una torta!», annuncia la locandina di Waitress. Ma forse lo è. Alle spalle di Spider-Man 3, che lo scorso fine settimana ha polverizzato tutti i record dei botteghini americani, nella hit parade del primo weekend di maggio c’era proprio questo film piccolo piccolo. Dopo l’esordio in sordina in solo quattro sale newyorchesi, Waitress ha incassato 91mila dollari. Ma ora questa commedia dolce-amara approderà in migliaia di sale, rischiando di trasformarsi nel nuovo boom dell’estate: un film costruito con un budget minuscolo, scritto e diretto da una giovane sconosciuta regista, interpretato da attori appena sbocciati sulla ribalta hollywoodiana. Era già successo nel 2002 con Il mio grasso grosso matrimonio greco e l’anno scorso Little Miss Sunshine, costati pochissimo e diventati miliardari grazie alla capacità di mescolare umorismo e sentimento, puntando sulle manie, sulle nevrosi e sui sogni della middle class americana.
La semplice, deliziosa storia di Waitress ha già raccolto gli applausi dei critici statunitensi e internazionali: dal prestigioso sito web Slate ai quotidiani coreani, cinesi, irlandesi e tedeschi, questo film è stato accolto come una inaspettata ventata di aria fresca nell’overdose di effetti speciali e di violenza. Waitress significa cameriera: in questo film ce ne sono tre, le tre protagoniste, di quelle che servono anonimamente ai tavoli di un classico diner del Sud. Joe’s Pie è un ristorantino che ha sul menù solamente le classiche american pie, torte salate e dolci, cucinate nel forno di una cucina dove le tre cameriere si scambiano a vicenda mance e amicizia. Di diner così ne avevamo visti a decine nei dipinti di Norman Rockwell, in quell’America di provincia che sembrava non dover mai cambiare. Ma nelle pennellate del maestro dell’arte pop americana mancavano le voci, i sapori, i profumi e lo scricchiolare lento della solitudine di molti clienti di passaggio, che in Waitress tornano fedelmente ad assaggiare le golose torte fatte dalla protagonista, Jenna. In quelle torte dove affoga dispiaceri, malinconie e i sogni perduti.
Jenna (l’attrice Keri Russell, così dolce, così serena) è sposata con un energumeno che la maltratta e che lei odia. Peccato che lui, una sera dopo averla fatta ubriacare, sia riuscito a metterla incinta. Adesso Jenna questo figlio non lo vuole, ma rispetta il suo diritto a esistere. Lo afferma all’inizio del film, facendo capire che in questo paesino del Sud, in questo diner per commessi viaggiatori l’America esiste ancora la morale di una volta. La sostengono nella sua difficile scelta le due amiche cameriere, una (l’attrice televisiva Cheryl Hines) sposata a un paralitico e amante occasionale del padrone del ristorantino, perché, spiega, «solo così al mattino ho ancora voglia di alzarmi e vivere». E l’altra, che invece è alla ricerca disperata di un consorte.
Ma Jenna vuole scappare dal marito e giorno per giorno nasconde le mance sotto il divano di casa; poi, un giorno, quando l’anziana ginecologa che l’aveva fatta nascere se ne va in vacanza, s’innamora del giovane medico appena arrivato dal Connecticut. Ma il dottor Palmer (l’attore canadese Nathan Fillian) è sposato, e fa di lei, con la pancia che cresce insieme con una disperata voglia di affetto, un’amante segreta nei camerini della clinica. Jenna è felice solo in cucina, a sfornare nuove torte.
Un personaggio così (già si mormora da Oscar) poteva crearlo solo un’altra donna: la regista e autrice del film, Adrienne Shelly, che interpreta la terza cameriera del diner. Purtroppo la Shelly non vedrà mai il successo che questo film merita, così come non ha potuto assaporare gli scroscianti applausi che il suo Waitress ha raccolto al Sundance festival. La Shelly è stata uccisa lo scorso novembre in uno dei tanti delitti inutili e inspiegabili di New York. Viveva nell’East Village, aveva protestato perchè nell’appartamento accanto un muratore faceva troppo rumore. Lui, immigrato clandestino, aveva temuto che lei chiamasse la polizia e l’aveva uccisa, impiccandola nel bagno per fare credere a un suicidio.
È questa curiosità un po’ morbosa, questo voyeurismo postumo, che ha spinto, almeno all’inizio, i critici a vedere un film prodotto con un budget minuscolo, anche se distribuito dalla Fox; ma è il genio della Shelly che ne farà un grande successo. In Waitress la vita è dolce come una torta, che leviterà nei prossimi mesi. A proposito, oggi, Festa della mamma, davanti ai cinema verranno distribuite agli spettatori le ricette per fare la torta del film.